Gli ultimi dati resi noti attraverso la rivista Science spazzano via ogni perplessità: dopo gli annunci dei mesi scorsi è ufficiale che la sonda Voyager 1 della NASA ha varcato l'ultima soglia del confine solare, avviandosi nel cuore di quell'infinito dove mai prima d'ora l'umana conoscenza era riuscita a spingersi. Il distacco sarebbe avvenuto intorno al 25 agosto dello scorso anno, stando a quanto consentono di stabilire le misurazioni effettuate sul plasma solare attorno al mezzo spaziale; una data che è compatibile con quelle che erano alcune tra le previsioni teoriche in merito agli spostamenti della sonda, una tra le prime a viaggiare tra le profondità del Sistema Solare, lanciata da Cape Canaveral il 5 settembre del lontano 1977. «È la prima volta che il genere umano è uscito al di fuori della culla del Sistema solare per esplorare la galassia» ha ricordato Ed Stone, progettista dell’Institute of Technology di Pasadena, California.

Alcuni esperti ipotizzavano che il passaggio fosse già avvenuto tempo prima; il dibattito ha dunque dovuto avvalersi dei rilevamenti della sonda e delle più plausibili interpretazioni dei dati ricavati da essa. In particolare, le misurazioni strumentali hanno interessato le particelle cariche energetiche costituenti i raggi cosmici e il plasma formato da particelle cariche neutre a bassa energia che pervade lo spazio tra le Stelle, al di fuori della bolla solare. Secondo quelle che sono le conoscenze degli studiosi, il vento originato dalla nostra Stella, plasma caldo, si arresta dinanzi ad un aggregato di idrogeno ed elio a bassa densità in una zona chiamata eliopausa posta nell'immediato confine con l'eliosfera; quest'ultima indica quell'immensa sfera che contiene non soltanto Sole, Pianeti e campo magnetico, ma anche il vento solare. Proprio in corrispondenza dell'eliopausa, dunque, il plasma subisce un immediato incremento comportando, contemporaneamente, modifiche nell'intensità e nella tipologia dei raggi cosmici. Proprio il 25 agosto i segnali inviati da Voyager 1 sono cambiati, lasciando intendere agli studiosi che il panorama attorno alla sonda spaziale si fosse necessariamente trasformato: i raggi solari sono diminuiti, scendendo di intensità fino a raggiungere valori prossimi allo zero. Al contempo, la strumentazione ha rilevato un aumento nei raggi cosmici che caratterizzano le zone esterne al Sistema Solare.

A trentasei anni di distanza dalla sua partenza, Voyager 1 non ha deluso le aspettative di quanti avevano lavorato al suo progetto ed è già da tempo immersa negli abissi gelidi del mezzo interstellare: i suoi segnali diretti alla Terra, tuttavia, diventano sempre più deboli; dopo aver percorso le immensità che ci separano in circa 17 ore e vengono captati attraverso diverse antenne che hanno diametri variabili da 34 a 70 metri. Non resta, dunque, da sperare che il viaggio duri ancora tanto e il contatto non si perda, in ogni caso,Voyager 1 è provvista anche di un messaggio da recapitare a chi dovesse incappare in essa: un disco in oro sul quale sono stati registrati alcuni dati come il pianto di un bambino e saluti in tutte le lingue del mondo. Non si sa mai che possano tornare utili per rintracciarci.