L'enterocolite allergica, il cui nome completo è Sindrome da enterocolite indotta da proteine alimentari o FPIES, è una severa e rara forma di allergia alimentare non ancora ufficialmente riconosciuta in numerosi Paesi. Tra essi vi sono quelli europei, Italia compresa, mentre dal 2016 la malattia è formalmente classificata negli Stati Uniti. In genere questa patologia interessa la prima infanzia, tuttavia non mancano casi di bambini più grandi e adulti. Per l'enterocolite allergica, caratterizzata da una serie di violenti sintomi, attualmente non esiste ancora una vera e propria cura: l'unico modo efficace per contrastarla è una dieta rigorosa, dalla quale debbono essere eliminati gli alimenti che provocano la reazione.

Cos'è l'enterocolite allergica

La FPIES è una rara allergia alimentare del tutto peculiare, che non provoca una reazione paragonabile a quella di altre allergie alimentari, come le IgE mediate, le più comuni e diffuse. Invece di scatenare gonfiore, orticaria e altri sintomi riconoscibili subito dopo l'ingestione del cibo “incriminato”, l'enterocolite allergica manifesta la sua sintomatologia – come violente scariche di vomito – in un intervallo di tempo compreso tra una e quattro ore dal pasto. La reazione sistemica, i cui meccanismi non sono ancora ben compresi, viene definita dai medici cellulo-mediata, e sembra sia determinante la responsabilità di specifiche cellule del sistema immunitario, i linfociti T.

I sintomi dell'enterocolite allergica

Il vomito è il sintomo più comune e violento della FPIES, che nei casi più gravi può portare alla disidratazione e allo shock ipovolemico. Quest'ultimo si verifica nel 15-20 percento dei pazienti interessati. Altri sintomi noti sono letargia, pallore, ipotensione, diarrea con e senza sangue e forti dolori addominali. Una delle caratteristiche dell'enterocolite allergica risiede nel fatto che una volta superata la fase acuta, a poche ore dall'ingestione dei cibi responsabili della reazione, la risoluzione dei sintomi è completa. In pratica, il paziente torna in perfetta forma.

I cibi responsabili

I cibi più comuni responsabili dell'enterocolite allergica sono principalmente il latte di mucca e la soia, ma hanno un impatto significativo anche le uova di gallina, il pesce, la frutta, il riso, le patate, le arachidi, i crostacei e altri prodotti. In alcuni casi, come quello di Micah Gabriel Masson Lopez, un bambino canadese, la FPIES è così grave che il piccolo può mangiare soltanto pesche di origine biologica e raramente brodo di coniglio. Non a caso il viene nutrito con un mix di amminoacidi per permettergli di assumere i nutrienti fondamentali. Raramente la FIEPS può emergere anche nei bambini nutriti solo al seno; in questo caso la responsabilità non è del latte in sé, ma degli alimenti consumati dalla madre.

Come si diagnostica

La FPIES viene spesso diagnosticata in ritardo, poiché i suoi sintomi possono essere facilmente confusi con quelli di altre condizioni patologiche. Fra esse vi è anche la meningite, che fortunatamente viene esclusa subito dopo i test appositi in ospedale. Per la diagnosi vera e propria, dopo la raccolta delle anamnesi, ovvero delle informazioni da parte del paziente e dei suoi famigliari, si procede con test allergometrici (che nella stragrande maggioranza dei casi risultano negativi) e talvolta col test di provocazione orale, ovvero, si fa ingerire l'alimento sospetto in un ambiente controllato e si verifica la reazione.

Come si cura

Come specificato, non esiste una cura specifica per l'enterocolite allergica, e l'unico modo per contrastarla è una dieta priva delle proteine responsabili della reazione. Gli eventi acuti, in alcuni casi, possono essere trattati col farmaco emetico ondansetron, tuttavia non essendo pensato per questa patologia si tratta di interventi eccezionali, decisi dal medico curante. La guarigione dalla malattia è spontanea nella maggioranza dei casi e avviene normalmente entro i primi quattro anni. Sono estremamente rari i casi in cui la FIEPS può perdurare dopo il quinto anno di età.

[Credit: Dubajjo]