greenpeace carbone enel

Trascinata in tribunale da Enel, Greenpeace mette a segno un bel punto nella sua battaglia contro il gigante dell'energia per la spinosa questione delle centrali a carbone: la prima sezione civile ha, infatti, rigettato il ricorso presentato dalla società non riconoscendo come diffamatoria o offensiva «dell'immagine e del decoro» dell'azienda la campagna Facciamo Luce su Enel e condannando la stessa Enel al rimborso per gli attivisti di 2 500 euro di spese processuali. Sfuma così il sogno di stroncare per sempre l'iniziativa dell'organizzazione ambientalista, attraverso il blocco immediato della diffusione dei contenuti e un pagamento di 10 000 euro per ciascun giorno di inadempienza, a cui aggiungerne 1 000 per ogni attivista.

Sotto accusa, il rapporto che la grande associazione aveva commissionato all'istituto di ricerca indipendente e no profit SOMO, le cui conclusioni mettevano in evidenza come la presenza delle centrali a carbone sul territorio italiano fosse costata al nostro Paese, nel 2009, una morte prematura al giorno e danni economici stimabili intorno a 1.8 miliardi di euro. «I dati riportati sono effettivamente conformi agli esiti della ricerca commissionata da Greenpeace a SOMO relativamente ai danni provocati dalle centrali a carbone e già noti alla comunità scientifica internazionale (prima tra tutte, l'Agenzia Europea per l'Ambiente, EEA)» è stato spiegato nella sentenza che stabilisce che «Il nucleo essenziale della notizia riportata da Greenpeace è, dunque, conforme a verità». Il giudice della prima sezione del tribunale civile di Roma Damiana Colla si è soffermata sul particolare della «durezza delle espressioni» utilizzata nell'ambito della campagna, sottolineando come la profonda gravità che emerge dai numeri della denuncia ambientale renda perfettamente adeguato anche un linguaggio forte.

È questa la vittoria di un principio fondamentale della democrazia: il diritto alla critica. Il linguaggio aspro non è censurabile se si basa su dati e argomenti scientificamente fondati. L'utilizzo energetico del carbone danneggia il clima ed uccide le persone, ed Enel è il primo utilizzatore di carbone in Italia. (Giuseppe Onufrio, Direttore esecutivo Greenpeace)

Dimezzare la produzione a carbone entro il 2020, azzerarla per il 2030: questo l'obiettivo di Greenpeace che torna a sottolineare come quella stessa produzione sia causa in Europa di 1 100 morti all'anno con l'aggiunta di costi aggregati sanitari, economici ed ambientali che gravano sui bilanci degli Stati. Cifre da «bolletta sporca» secondo quanto confermato, si spera definitivamente, dal Tribunale di Roma.