La Via Lattea. Credit: Skeeze
in foto: La Via Lattea. Credit: Skeeze

Nella nostra galassia, la Via Lattea, potrebbero essere presenti più di centomila pianeti extrasolari (o esopianeti) che ospitano la vita. Non si parla naturalmente (solo) di civiltà extraterrestri complesse e avanzate come la nostra, che pure potrebbero esserci, ma fondamentalmente di vita semplice, a livello microscopico, come i batteri e le alghe. Del resto sulla Terra gli organismi viventi hanno impiegato circa 3 miliardi di anni prima di evolversi dalle forme unicellulari a quelle pluricellulari complesse, dando vita a una spettacolare biodiversità che tra cicli di estinzioni di massa e “rinascite” ci ha portati alla biosfera attuale, della quale facciamo parte anche noi.

Il numero di oltre 100mila esopianeti non è stato "tirato a caso", ma è frutto di un complesso calcolo statistico – detto “bayesiano” – eseguito da due scienziati italiani: il professor Amedeo Balbi, docente di astrofisica presso il Dipartimento di Fisica dell'Università “Tor Vergata” di Roma; e il professor Claudio Grimaldi del Laboratory of Physics of Complex Matter presso la Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL), oltre che membro del Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi di Roma.

Grazie ai nuovi e potenti telescopi che nei prossimi anni verranno messi in funzione, la caccia alle cosiddette “biosignature” (le firme biologiche) nelle atmosfere degli esopianeti sarà possibile almeno in una piccola fetta della Via Lattea. Naturalmente è impossibile avere la certezza assoluta che gli eventuali elementi sibillini rilevati (come il metano e l'ossigeno) siano effettivamente un segno della vita, dato che possono scaturire anche da eventi geologici, tuttavia si tratta di segnali compatibili con la potenziale presenza di una biosfera. Alla luce di questa nuova frontiera della ricerca, che dovrebbe fornire risultati interessanti entro un paio di decenni, Balbi e il collega si sono chiesti cosa accadrebbe nel caso in cui le “biosignature” venissero effettivamente trovate o meno.

Ebbene, tenendo presenti le dimensioni assolutamente ridotte di spazio sulle quali potremo indagare, trovare anche un solo esopianeta con le firme biologiche starebbe a significare che nella Via Lattea la vita aliena sarebbe molto comune, distribuita appunto su almeno 100mila pianeti abitati. In realtà sarebbero addirittura più di 200mila, dato che nell'abstract dello studio si fa riferimento a un numero maggiore di quello delle pulsar della nostra galassia, che è appunto stimato in circa 200mila. Qualora non si dovessero trovare firme biologiche, d'altro canto, non cambierebbe nulla nelle potenzialità della Via Lattea di ospitare vita. Questo perché il “frammento” galattico che andremo a studiare è talmente piccolo da non risultare rilevante su scala complessiva. Ed è per lo stesso motivo che, statisticamente, trovare un esopianeta con biosignature in un angolo così ristretto della galassia ne suggerirebbe la diffusione.

A influenzare (in negativo) il calcolo di Balbi e Grimaldi potrebbe intervenire la teoria della panspermia, in base alla quale la diffusione della vita nell'Universo avverrebbe attraverso i “semi” portati da mondi lontani. Per fare un esempio, la vita sulla Terra potrebbe essere arrivata grazie all'impatto di comete e meteoriti che trasportavano i mattoni della vita, gli amminoacidi, che hanno trovato un ambiente adatto per la generazione di proteine e acidi nucleici. Se la vita in una data porzione di spazio è legata alla panspermia, legata magari da un singolo corpo celeste, allora il numero di pianeti abitati potrebbe essere inferiore a quello stimato, proprio perché non si tratta di vita “nuova” per ciascun pianeta, ma è figlia di un evento più raro.

Gli scienziati potranno andare a caccia delle firme della vita aliena grazie a potenti strumenti che entreranno in funzione nei prossimi anni, come l'Extremely Large Telescope (ELT) dell'Osservatorio Europeo Australe (ESO) da ben 39 metri e il telescopio spaziale James Webb della NASA, erede spirituale di Hubble. Recentemente uno studio condotto da due scienziati della Scuola di Fisica e Astronomia dell'Università di Nottingham (Regno Unito) ha determinato che nella nostra galassia potrebbero essere presenti almeno 36 civiltà extraterrestri in grado di trasmettere comunicazioni radio nello spazio, come la nostra. Il calcolo è legato a una versione modificata della celebre equazione di Drake, formula messa a punto proprio per stimare il numero di civiltà aliene nella Via Lattea. I dettagli della nuova ricerca italiana sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica PNAS.