21 Luglio 2021
12:13

Virus delle scimmie B contagia e uccide un uomo in Cina: quali sono i rischi dell’infezione

Noto da circa 90 anni, il virus delle scimmie B (Macacine alphaherpesvirus 1) ad oggi ha contagiato una cinquantina di persone uccidendone 22. L’ultima vittima è un veterinario 53enne di Pechino, contagiato a marzo del 2021 mentre dissezionava le carcasse di due macachi. Ecco quali sono i sintomi e i rischi dell’infezione.
A cura di Andrea Centini

Un veterinario cinese di 53 anni è morto a Pechino dopo essere stato infettato dal virus delle scimmie B – “Monkey B” (BV). È il primo caso mortale registrato nel grande Paese asiatico a causa di questo patogeno, da non confondere con quello responsabile del “vaiolo delle scimmie”, pur avendo alcune somiglianze. L'uomo è stato contagiato all'interno di un istituto di ricerca sui primati durante la dissezione di due carcasse di scimmia, decedute il 4 e il 6 marzo 2021. Il suo caso è stato descritto nel rapporto “Notes from the Field: First Human Infection Case of Monkey B Virus Identified in China, 2021” pubblicato nel bollettino settimanale dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) cinese.

Poco dopo aver lavorato sui due primati morti lo scienziato ha iniziato a sperimentare nausea, vomito e febbre, mentre i primi disturbi neurologici – il virus attacca il sistema nervoso – sono comparsi un mese dopo. Il 17 aprile, durante il ricovero in ospedale, i medici hanno prelevato il liquido cerebrospinale (CSF) per condurre indagini di sequenziamento, durante le quali è emerso il coinvolgimento di un alphaherpesvirus. I successivi test di reazione a catena della polimerasi in tempo reale (rtPCR) per rilevare il patogeno specifico hanno identificato la presenza del virus delle scimmie B. Nonostante il ricovero in diversi nosocomi specializzati nel trattamento delle patologie infettive, il veterinario è deceduto il 27 maggio.

Il virus delle scimmie B colpisce principalmente le comunità di macachi (genere Macasa), nei quali provoca generalmente una malattia molto lieve, simile al raffreddore. Il patogeno, classificato come Macacine alphaherpesvirus 1 dall'International Committee on Taxonomy of Viruses e noto anche come McHV-1, si trasmette attraverso il contatto stretto e i fluidi corporei come saliva, urina, feci e sangue. Può infettare anche altri grandi primati non umani come scimpanzé e gorilla, nei quali è spesso letale. Ad oggi sono noti 50 casi di infezione da virus delle scimmie B nell'uomo, a partire dal 1932 quando è stato classificato per la prima volta; 22 dei soggetti infettati sono deceduti, come riportato dai CDC americani. Tra le vittime figura anche la ricercatrice americana Elizabeth Griffin di soli 22 anni; nel 1997, mentre lavorava con macachi infetti presso lo Yerkes National Primate Research Center di Atlanta, fu colpita da uno schizzo di liquido all'interno dell'occhio. Morì un mese e mezzo dopo per le complicazioni della patologia. Questo incidente mostra l'importanza di proteggere anche gli occhi con visiere e occhialini quando si ha a che fare con una patologia infettiva.

Nell'uomo, come indicato dai CDC cinesi, il virus delle scimmie B può provocare sintomi simil-influenzali alla stregua di febbre, dolori muscolari e mal di testa, oltre a vomito e nausea. Il patogeno è geneticamente simile al virus dell'herpes simplex 1 (HSV-1) – quello che provoca l'herpes labiale nell'uomo – e colpisce il sistema nervoso, dove può innescare una severa infiammazione cerebrale con danni permanenti al cervello e morte. L'infezione ha un tasso di mortalità molto elevato, pari al 70-80 percento. Fortunatamente la trasmissione tra uomo e uomo è molto rara; è infatti noto un solo caso in letteratura scientifica, che ha coinvolto tre soggetti infettati in una struttura di ricerca della Florida nel 1990. Due stretti collaboratori del veterinario cinese deceduto a maggio sono invece risultati negativi ai test cui sono stati sottoposti. La difficoltà nella trasmissione interumana non rende il virus delle scimmie B un patogeno particolarmente preoccupante dal punto di vista epidemico o pandemico, differendo dal coronavirus SARS-CoV-2 responsabile della pandemia di COVID-19 che stiamo ancora vivendo.

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