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Vigoressia, quando l’ossessione per il fisico diventa una malattia

Inclusa fra le cosiddette dismorfofobie, la vigoressia è una patologia mentale che colpisce soprattutto gli uomini ed è legata a un’ossessione per il proprio aspetto fisico, in particolar modo per la massa muscolare che non è mai ‘soddisfacente’.
A cura di Andrea Centini
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Essere ossessionati dal proprio aspetto fisico, dalla massa muscolare, dalla dieta e dagli allenamenti per ottenere i risultati sognati può trasformarsi in una vera e propria patologia mentale, che prende il nome di vigoressia. Non si tratta della ‘semplice' ricerca della forma fisica perfetta che spesso emerge nelle comunità dei culturisti, ma di una malattia che condiziona pesantemente la vita di chi ne soffre. Psichiatri e psicologi possono individuarla attraverso specifici e ben delineati criteri diagnostici, inquadrati nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali o DSM ( acronimo di Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders).

Cos'è la vigoressia

La vigoressia, conosciuta anche coi nomi di bigoressia e anoressia riversa, è un patologia mentale inclusa nella famiglia delle cosiddette dismorfofobie. Si tratta di malattie caratterizzate da un'ossessione – talvolta completamente ingiustificata – verso alcune parti del proprio corpo, che non si accettano per come sono. Nel caso della vigoressia, un disturbo ossesivo-compulsivo, è l'intero aspetto fisico ad esserne coinvolto, dato che chi ne soffre non è mai soddisfatto della massa muscolare raggiunta, pur essendo ‘scultorea' o anche molto oltre.

Un'ossessione continua

I vigoressici, perennemente insoddisfatti del proprio corpo, trascorrono molto tempo a osservarsi allo specchio e a confrontare il proprio aspetto con quello degli altri. Trovano continuamente imperfezioni e soffrono se sono costretti a saltare un allenamento in palestra o a non poter seguire il regime alimentare iperproteico che si sono imposti. Per raggiungere il traguardo prefissato, impossibile perché ‘c'è sempre qualcosa da migliorare', abusano di integratori alimentari e sono pronti a fare uso di sostanze anabolizzanti (steroidi) pur di aumentare la propria massa muscolare, mettendo in serio pericolo la salute. Tutta la loro vita ruota attorno alla cultura del corpo, lasciando in secondo piano lavoro, studio, famiglia e rapporti sociali. Anche l'investimento economico in palestre, centri estetici e fitness solitamente è sproporzionato. La vigoressia si accompagna spesso alla depressione.

Chi colpisce

La vigoressia è una patologia mentale tipicamente maschile. Emerge soprattutto a cavallo tra l'adolescenza e l'età adulta, sebbene negli ultimi anni abbiano iniziato a soffrirne anche molte persone con età superiore ai 40 e ai 50 anni. Colpisce in particolar modo gli atleti e sono in aumento anche le diagnosi fra le donne. In Italia si stima che i vigoressici siano circa 60mila.

Le cause

La scarsa autostima e i modelli sbagliati imposti dai mass-media rappresentano il principale volano per la vigoressia. L'immagine dell'uomo di ‘successo' veicolata nei messaggi pubblicitari, nei film, nelle riviste e in altri media, viene distorta esattamente come quella della donna, presentandola sempre con un fisico tonico, asciutto e muscoloso. Nei soggetti predisposti scatta la molla dell'imitazione, che talvolta sfocia nella condizione patologica. Oltre ai fattori psicosociali possono concorrere anche quelli biologici.

Le conseguenze

L'abuso di steroidi anabolizzanti, comune tra i vigoressici, può avere effetti devastanti sul sistema cardiocircolatorio, portare all'atrofizzazione dei testicoli e a forme di psicosi, mentre le diete iperproteiche possono danneggiare i reni. L'ossessiva cura del corpo può sfociare nell'isolamento sociale, che a sua volta può innescare la depressione e l'incremento di pensieri suicidari.

Come si cura

Trattare la vigoressia non è semplice perché la maggior parte dei pazienti non crede di avere un problema di salute. Chi accetta di farsi curare normalmente viene sottoposto a una psicoterapia cognitiva e comportamentale associata a farmaci che regolano la serotonina.

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