Credit: NASA / AMES / JPL–CALTECH
in foto: Credit: NASA / AMES / JPL–CALTECH

Degli oltre 4mila esopianeti intercettati dal Telescopio Spaziale Kepler, andato in “pensione” alla fine del 2018, circa un migliaio sarebbero mondi d'acqua, cioè ricchissimi del prezioso elemento, che si troverebbe sulla loro superficie in forma liquida o solida (ghiaccio), in base alla distanza dalla stella di riferimento. Ciò aumenta sensibilmente le probabilità che la vita, della quale l'acqua è un elemento imprescindibile sulla Terra, sia presente anche al di fuori del nostro pianeta.

Ricerca internazionale. A determinare l'abbondanza di questi mondi d'acqua nella nostra galassia è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'autorevole Università di Harvard, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università delle Hawaii, dell'Università del Texas e di altri istituti. Tra gli autori dello studio anche gli italiani Aldo S. Bonomo e Mario Damasso dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) – Osservatorio Astrofisico di Torino.

Simulazioni. Ma come hanno fatto a stimare l'abbondanza di questi peculiari corpi celesti? Gli scienziati, coordinati dal professor Li Zeng, docente presso il Dipartimento di Scienze della Terra e dei Pianeti dell'ateneo di Cambridge, si sono concentrati sui pianeti con un raggio compreso tra le 2 e le 4 volte quello del nostro. Sfruttando anche i dati raccolti dalla missione Gaia, grazie alla quale è stato possibile determinare con precisione la posizione delle stelle e parametri dei pianeti (come la massa) ospitati nei loro sistemi, Zeng e colleghi hanno messo a punto una simulazione in grado di stimare composizione e struttura interna dei corpi celesti analizzati. Dai calcoli condotti è emerso che i pianeti con una massa compresa tra le 6 e le 15 volte quella terrestre hanno condizioni coerenti con un nucleo di metallo o roccia circondato da ghiaccio o acqua, che occuperebbero almeno un quarto della massa del corpo celeste. Tra i circa 4mila pianeti identificati da Kepler, la maggior parte dei quali ha una dimensione di circa 2,5 raggi terrestri, almeno un migliaio rientra nelle caratteristiche sopraindicate, dunque si tratterebbe di mondi d'acqua. Poiché molti di essi orbitano nella cosiddetta fascia della zona abitabile, quella che permette la presenza di acqua liquida, aumentano di conseguenza le probabilità che siano popolati da qualche forma di vita acquatica aliena.

Sistema solare. Se questi mondi d'acqua sono così comuni, perché non ne abbiamo uno anche nel Sistema solare? Secondo gli studiosi il nostro sistema è piuttosto peculiare e non è rappresentativo della maggior parte dei sistemi presenti nell'Universo. Il motivo per cui non si sarebbero formati mondi d'acqua nel Sistema solare risiede nella presenza del gigante gassoso Giove, che con la sua influenza avrebbe impedito la loro nascita. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.