Nuove molecole sarebbero state individuate in un particolare pesce, capaci di stimolare le staminali a trasformarsi in cellule cardiache; allo studio ci sarebbe, dunque, un farmaco che consentirebbe al cuore di ripararsi da solo.

La ricerca sulle cellule staminali continua ad essere fonte di scoperte rivoluzionarie e di piacevoli sorprese; poco più di un mese fa, l'annuncio ottimista di due ricercatori italiani, «cervelli in fuga» verso gli Stati Uniti, apriva alla confortante ipotesi dell'impianto di cellule per la rigenerazione del cuore, dopo i primi positivi test effettuati su 16 pazienti con scompensi dovuti ad infarto al miocardio che hanno portato un sensibile miglioramento ed una notevole riduzione del tessuto danneggiato.

Adesso, l'ultima novità, giunge dal lavoro degli scienziati della Vanderbilt University School of Medicine di Nashville e della Fudan University di Shanghai, i quali hanno osservato accuratamente una piccola molecola responsabile delle dimensioni del cuore e della rigenerazione di cellule cardiache nel pesce zebra, giungendo all'identificazione di una famiglia di molecole capaci di stimolare le cellule staminali a trasformarsi in nuove cellule del muscolo.

Le analisi di oltre 4 000 composti hanno consentito agli studiosi di individuarne tre strutturalmente correlati, chiamati Cardiogen -1, -2 e -3, in grado di incrementare notevolmente le dimensioni del cuore, tramite iperplasia, ovvero la crescita del volume di un organo grazie all'aumento del numero di cellule che lo costituiscono.

Per il momento, a fronte dei brillanti risultati dello studio pubblicati da Chemistry & Biology, i ricercatori, pur essendo molto speranzosi, invitano alla dovuta cautela: esperimenti volti a dimostrare l'efficacia dei composti sono stati effettuati esclusivamente sui topi e la possibilità di sperimentare la molecola sugli esseri umani deve ancora essere valutata. L'esito positivo di un eventuale trial, in futuro, potrebbe avere decisive conseguenze sull'approccio terapeutico per le malattie cardiovascolari, principale causa di morte nei paesi dell'Unione Europea.