La vergogna è un sentimento universale che fa parte integrante della natura umana, non un'invenzione culturale presente solo in alcune popolazioni del pianeta. Essa, analogamente alla funzione del dolore sviluppatasi al fine di impedirci di danneggiare il nostro stesso organismo, si è evoluta per evitare di danneggiare il tessuto sociale nel quale viviamo. Il ‘seme' della vergogna è germogliato in seno alle piccole comunità interdipendenti dei primi esseri umani, dove la collaborazione fra gli individui per la sopravvivenza era fondamentale. All'epoca, naturalmente, non c'erano ospedali, assicurazioni o forze dell'ordine a tutelare le persone, di conseguenza l'aiuto tra i membri di questi gruppi rivestiva un ruolo cruciale. Come avrebbe reagito il gruppo sociale innanzi a un egoistico furto di cibo? All'avarizia, o magari alla pigrizia? È proprio in questo contesto che sarebbe maturata la cosiddetta vergogna anticipata, che sperimentiamo quando valutiamo se commettere o meno un atto. Essa riflette esattamente quanto verremmo svalutati dal nostro gruppo sociale. In altri termini, la vergogna è una bilancia che pondera il costo sociale delle nostre azioni.

Per verificare se questo sentimento fosse davvero universale, un team di ricerca internazionale composto da studiosi provenienti da numerosi atenei, come l'Università di Montreal, l'Università della California – Santa Barbara, l'Università Shiga, l'Università della Nigeria e l'Accademia delle Scienze Russa, ha raccolto i dati di 10 piccole società tradizionali di quattro continenti, conducendo alcuni test per verificare se 567 dei loro membri provassero vergogna sulla base degli stessi principi. Come previsto dagli studiosi, coordinati dal professor Daniel Sznycer, docente presso il Dipartimento di Psicologia dell'ateneo californiano, la loro vergogna ‘anticipata' rispecchiava esattamente la disapprovazione della propria comunità. Se la vergogna fosse stata un'invenzione culturale, essa non avrebbe avuta una corrispondenza tanto elevata in comunità così diverse fra loro. Gli studiosi, infatti, le hanno scelte per le profonde differenze religiose, linguistiche e sul modo in cui si procurano il cibo per sopravvivere, ad esempio attraverso la caccia, la pesca o la pastorizia nomade.

“La vergogna prende l'ipotetica futura disapprovazione degli altri e la modella in un tormento personale calibrato con precisione”, ha dichiarato il professor Sznycer, sottolineando il modo in cui questo sentimento agisce per impedirci di danneggiare il tessuto sociale nel quale viviamo. “Il sentimento della vergogna – ha aggiunto lo studioso – è un segnale interno che ci allontana da atti che metterebbero a repentaglio la valutazione delle altre persone sul nostro benessere”. Poiché la collaborazione era fondamentale per la sopravvivenza delle prime comunità umane, la vergogna ha fatto in modo di proteggere e far evolvere i gruppi sociali. I dettagli dell'affascinante studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.