Un vaccino anti cancro sperimentale ha ottenuto risultati molto promettenti in test di laboratorio, gettando le basi per una preparazione potenzialmente in grado di ritardare la progressione di alcuni tumori o addirittura di prevenirli del tutto. Tra le neoplasie coinvolte vi sono diversi tumori del sangue – come i diffusi linfomi non-Hodgkin, leucemie e mielomi -, e tumori solidi alla stregua di quelli al seno, al pancreas e al cervello. Al momento si tratta solo di risultati sperimentali ottenuti in provetta e su modelli murini (topi), ma lasciano ben sperare per il prosieguo della ricerca.

A mettere a punto il vaccino anti cancro è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Mater Research Institute presso l'Università del Queensland, Australia, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare dell'Università Monash; dell'Australian Institute of Health and Medical Research dell'Università James Cook; del National Center for Tumor Diseases presso l'Ospedale Universitario Carl Gustav Carus di Dresda (Germania) e della Scuola di Medicina dell'Università di Cardiff, Regno Unito. A coordinare la ricerca la professoressa Kristen Radford, docente presso l'ateneo australiano e membro del Translational Research Institute di Woolloongabba.

Ma come funziona un vaccino contro il cancro? In modo non dissimile da quello per una qualunque malattia infettiva. Si basa infatti su composti in grado di innescare una reazione del sistema immunitario, che attiva le cellule in grado di colpire ed eliminare il “nemico”, nel caso specifico le cellule cancerose. Che si tratti di un virus, un batterio, una cellula tumorale o un qualsiasi altro agente invasore, il principio del vaccino è dunque il medesimo. In questo caso la preparazione contiene “anticorpi umani fusi con proteine specifiche del tumore”, ha spiegato la professoressa Radford in un comunicato stampa, aggiungendo che col suo team sta studiando la “la sua capacità di colpire le cellule umane attivando la memoria delle cellule tumorali”.

In parole semplici, le proteine delle cellule cancerose all'interno del vaccino vengono presentate alle cellule dendritiche, cellule immunitarie che indicano ai “soldati” – in questo caso sono i linfociti T chiamati CD8+ – il bersaglio da colpire ed eliminare. Grazie a questo processo il sistema immunitario si ricorda delle proteine presenti sulle cellule tumorali, e ogni volta che ne emerge una nuova la attaccata e la elimina. In questo modo non solo si potrebbe rallentare la progressione dei tumori, ma anche evitare che si sviluppino del tutto. La preparazione è stata testata su cellule umane in provetta e in topi ingegnerizzati con cellule umane, dimostrando la capacità di attivare una risposta immunitaria. “Speriamo che questo vaccino possa essere usato per trattare i tumori del sangue, (leucemia mieloide, linfoma non-Hodgkin, mieloma multiplo e leucemie pediatriche) oltre a tumori solidi tra i quali il carcinoma mammario, polmonare, renale, ovarico e pancreatico, e il glioblastoma”, ha sottolineato la professoressa Radford.

Tra i benefici del vaccino anti cancro, ha spiegato l'autrice principale della ricerca, il fatto che esso possa essere usato “come una formulazione di livello clinico ‘standard', che elude le questioni finanziarie e logistiche associate ai vaccini personalizzati”, oltre a quello che “prende di mira le cellule tumorali chiave necessarie per l'avvio di risposte immunitarie specifiche del tumore, massimizzando così la potenziale efficacia del trattamento e minimizzando al contempo i potenziali effetti collaterali”. I dettagli sul promettente vaccino sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Clinical and Translational Immunology.