satellite

L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, la famigerata e temutissima Brexit, sembra non mettere freni alle prospettive di crescita della vecchia Albione in ambito scientifico; grazie a nuove leggi speciali e a copiosi finanziamenti elargiti dal governo sin da quest'anno, l'UKSA, ovvero l'Agenzia Spaziale del Regno Unito, si prepara infatti a conquistare lo spazio. Inizierà dalle fondamenta, con la costruzione di numerosi spazioporti dislocati su tutto il suolo britannico. Essi non solo daranno il via ai voli spaziali commerciali, considerati un tassello fondamentale nelle economie del futuro, ma agevoleranno anche la ricerca medica grazie ad esperimenti mirati condotti a gravità zero.

Gli scienziati britannici saranno inviati in orbita per sperimentare nuovi vaccini, farmaci ed antibiotici che in quelle particolari condizioni di gravità si sviluppano diversamente, ma saranno effettuati anche studi sull'invecchiamento e sulla fisiologia del nostro organismo. Il piano è stato presentato dal governo britannico, che si impegnerà con un disegno di legge ad hoc entro la fine del 2017. Londra, per dimostrare che fa sul serio, ha messo sul piatto i primi 10 milioni di sterline questo mese. L'idea è anche quella di creare tanti nuovi posti di lavoro e generare ricchezza attraverso il turismo; basti pensare che il primo volo commerciale nello spazio sarebbe previsto già per il 2020.

Un nodo centrale nella nuova strategia britannica risiede nel lancio di satelliti. Ad oggi il Regno Unito non ne ha lanciato nemmeno uno dal proprio territorio, appoggiandosi sempre ad altri paesi – come Stati Uniti, Giappone e India – e pagando profumatamente, oltre a doversi adeguare a restrizioni di vario genere. Nuovi satelliti, si legge nel rapporto, potrebbero far raggiungere la banda “ultralarga” anche nelle aree rurali e supportare il personale medico che opera lontano dai centri medici più importanti. Insomma, Londra non sembra minimamente preoccupata dagli effetti della Brexit ed è pronta a lanciarsi in un mercato che, stando alle stime, a livello globale dovrebbe valere 25 miliardi di sterline nei prossimi due decenni.

[Illustrazione di PIRO4D]