C'è chi dice che si sbadiglia perché si è nervosi e chi ritiene che questo riflesso sia in grado di rinfrescare il cervello ma, in verità, le esatte cause che ci portano a spalancare le fauci non sono mai state determinate.

Si sbadiglia perché si ha sonno, perché ci si annoia, per far comprendere senza mezze misure al proprio interlocutore che non si ha interesse ad ascoltare o, semplicemente, immediatamente dopo aver visto qualcun altro sbadigliare. Se conosciamo le numerose ragioni che portano gli uomini (ed anche alcuni animali) a spalancare le fauci, non si può dire lo stesso delle esatte cause di questo fenomeno, le quali restano quasi tutte delle ipotesi prive di prove empiriche.

Contagioso tra gli esseri umani, lo sbadiglio ha origini ignote. Per quanto possa sembrare incredibile, con il progresso dei tempi che viviamo, sull'argomento non c'è una spiegazione univoca: alcuni ritengono che derivi da uno stato di nervosismo dal momento che immediatamente dopo di esso l'individuo tenderebbe a sentirsi più vigile; altri, in passato, sostenevano che questo riflesso serviva ad incrementare l'ossigeno nel sangue ma la scoperta che proprio lo sbadiglio riduce la quantità di ossigeno inalata ha dimostrato che la teoria non era corretta.

Si pensa anche che lo sbadiglio, invece, sia esclusivamente un meccanismo di controllo del nostro corpo per regolare la temperatura del cervello: gli studi di Andrew Gallup della Princeton University degli ultimi anni si sono concentrati proprio in questa direzione. Recentemente, ha condotto un esperimento su due gruppi di volontari, rilevando che si sbadiglia sensibilmente di più durante l'inverno, piuttosto che d'estate.

Secondo Gallup il dato sarebbe la prova del fatto che lo sbadiglio è una strategia adottata per rinfrescare la mente: quando, infatti, la temperatura esterna è più simile a quella corporea (quindi, durante la bella stagione) il nostro organismo inibirebbe automaticamente lo sbadiglio, poiché non sarebbe in grado di ricavarne alcun beneficio. Viceversa, sbadigliare d'inverno, inalando dell'aria veramente fresca, sarebbe un toccasana per il cervello affaticato che, scambiando aria con l'esterno, si sentirebbe improvvisamente rigenerato.

Insomma, proprio al pari di un computer con la sua ventola, il cervello lavorerebbe meglio se tenuto ad una temperatura adeguata. Gary Hack dell'Università del Maryland, autore delle ricerche assieme a Gallup, ha sottolineato che studi del genere potrebbero avere delle implicazioni mediche importanti: «Ad esempio, un eccesso di sbadigli spesso precede delle crisi in persone affette da epilessia o che soffrono di emicranie ricorrenti».

Certamente si tratta solo di una tra tante ricerche che, per altro, potrebbe anche non riscuotere grandi consensi nel mondo scientifico, soprattutto tra quanti ritengono che lo sbadiglio semplicemente non abbia alcuna funzione; del resto, la natura e anche il nostro corpo hanno tanti misteri che non necessariamente vogliono essere svelati. Tuttavia, l'immagine delle nostre mascelle che si espandono e, come un soffietto, immettono aria nel cervello per ottimizzarne la resa, è indubbiamente affascinante.