Il metodo più efficace per diagnosticare la positività al coronavirus SARS-CoV-2 è il tampone oro-rinofaringeo, attraverso il quale si prelevano campioni biologici che vengono sottoposti a un test di laboratorio chiamato “reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa” (RT-PCR). Nonostante l'elevata capacità diagnostica, non si tratta di un tecnica efficace al 100 percento, ed è infatti noto che possa emergere una percentuale di falsi negativi. Per integrare il test nei pazienti che presentano sintomi ascrivibili alla COVID-19, la malattia provocata dal coronavirus, un'ecografia polmonare – associata a una visita medica – può essere uno strumento estremamente prezioso per intercettare le infezioni che determinano polmoniti e che “sfuggono” (almeno inizialmente) al tampone.

A dimostrare che l'ecografia polmonare può aiutare i medici a identificare casi di positività è stato un team di ricerca italiano guidato da scienziati della Divisione di Medicina d'Emergenza presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria (A.O.U.) Città della Salute e della Scienza di Torino – Ospedale Molinette, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Sezione di Microbiologia Clinica e del Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Torino. Gli scienziati, coordinati dai professori Enrico Lupia ed Emanuele Pivetta, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto un'indagine volta a capire se l'integrazione dell'ecografia polmonare (LUS) potesse in qualche modo apportare benefici alle diagnosi di COVID-19, alla luce di una “percentuale non insignificante di risultati falsi negativi” legati al tampone oro-rinofaringeo, come scritto nell'abstract dello studio.

Gli scienziati hanno coinvolto in tutto 228 pazienti presentatisi alle Molinette tra marzo e aprile con sintomi che suggerivano l'infezione da SARS-CoV-2 (febbre, tosse, difficoltà respiratorie e simili). Fra essi in 107 (46,9 percento) hanno avuto una diagnosi di COVID-19 attraverso il tampone oro-rinofaringeo, mentre tutti gli altri sono risultati negativi. Grazie a una visita medica e a un'ecografia polmonare, i medici sono riusciti a intercettare altri 21 positivi nel gruppo che aveva avuto una prima RT-PCR negativa. Tutti e 21 i pazienti sono risultati positivi a un successivo tampone molecolare, eseguito 72 ore dopo. In parole semplici, al momento del primo test non avevano una carica virale sufficiente per essere intercettata dalla RT-PCR, pur avendo già una polmonite in atto. Alla luce di questo risultato, Lupia e colleghi suggeriscono che integrare il tampone con una visita medica e una ecografia polmonare nei pazienti che presentano determinati sintomi può essere molto utile per la diagnosi. In questo modo non solo si indirizza prima il paziente alle cure opportune, ma si evita anche che un falso negativo acceda in ospedale, col rischio di contagiare altri pazienti e personale sanitario, dando vita a nuovi, pericolosi focolai.

È interessante notare che parte degli esami, come indicato in un comunicato stampa della Città della Salute e della Scienza di Torino, è stata condotta attraverso ecografi portatili e maneggevoli sviluppati da Butterfly Inc., che possono essere collegati direttamente a uno smartphone. “La facilità d'uso e maneggevolezza di questi apparecchi ne rendono ipotizzabile un utilizzo sempre più diffuso, addirittura al domicilio dei pazienti”, sottolinea l'A.O.U. piemontese. I dettagli della ricerca “Lung ultrasound for the diagnosis of SARS-CoV-2 pneumonia in the Emergency Department” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Annals of Emergency Medicine.