Una singola dose dei vaccini anti-Covid di Pfizer-BioNTech e Astrazeneca è efficace non solo nel prevenire le forme sintomatiche di Covid-19 ma anche nel proteggere dal contagio. Lo indicano i nuovi dati del Covid-19 Infection Survey, la partnership tra l’Università di Oxford, l'Office of National Statistics (ONS) e il Department for Health and Social Care (DHSC) del Regno Unito, che mostrano l’impatto delle nuove vaccinazioni nei cittadini di età pari o superiore ai 16 anni. L’analisi, rilasciata in pre-print, ha preso in esame gli esiti di oltre 1,6 milioni di tamponi naso-faringei in circa 373mila partecipanti allo studio nel periodo compreso tra il 1° dicembre 2020 e il 3 aprile 2021.

L'impatto della strategia del Regno Unito

Dopo 21 giorni dalla somministrazione di una singola dose (secondo lo schema vaccinale scelto dalle autorità britanniche che hanno scelto di estendere a 12 settimane i tempi del richiamo), il tasso di tutte le nuove infezioni è diminuito del 65%. La prima dose si è dimostrata più efficace contro le infezioni sintomatiche che contro quelle asintomatiche, ridotte rispettivamente del 72% e 57% nel confronto popolazione non vaccinata. La somministrazione della seconda dose ha ulteriormente potenziato la protezione, determinando una riduzione del 90% delle infezioni sintomatiche e del 70% delle infezioni asintomatiche. I due sieri si sono dimostrati entrambi efficaci nel proteggere dal variante inglese (B.1.1.7) del coronavirus Sars-Cov-2, con benefici simili in termini di riduzione delle nuove infezioni simili nelle persone più anziane, di età superiore ai 75 anni e sotto i 75 anni, indipendente dalla presenza di condizioni di salute croniche.

Dati che, affermano i ricercatori, nel complesso supportano la decisione del Regno Unito di dare priorità di vaccinazione agli anziani e ai più vulnerabili, ritardando la somministrazione della seconda dose. “Non c’erano prove che i vaccini fossero meno efficaci negli anziani o in coloro con condizioni di salute croniche – ha affermato Ken Pouwels, ricercatore senior presso il Nuffield Department of Population Health dell'Università di Oxford e co-autore dello studio – . La protezione da nuove infezioni ottenuta da una singola dose supporta la scelta di estendere l’intervallo di tempo tra la prima e la seconda dose a 12 settimane per massimizzare la copertura vaccinale inziale e ridurre ricoveri e decessi”.

Tuttavia, ha aggiunto Pouwels, la minore riduzione osservata nelle infezioni asintomatiche evidenzia comunque “il potenziale per le persone vaccinate di contrarre l’infezione e di una trasmissione limitata da parte delle persone vaccinate, anche se a un tasso inferiore. Ciò sottolinea la necessità per tutti di continuare a seguire le linee guida per ridurre il rischio di trasmissione, ad esempio attraverso il distanziamento interpersonale e l’uso delle mascherine”.

Gli anticorpi indotti dai vaccini Covid

Un ulteriore studio del team, riportato in un secondo pre-print su MedRxiv, ha analizzato le risposte anticorpali ai vaccini. L’analisi ha rivelato che i livelli di anticorpi sono aumentati più rapidamente e hanno raggiunto un livello più alto dopo una singola dose di Pfizer-BioNTech, per poi diminuire rapidamente, in particolare nelle persone più anziane, fino a un livello simile a quello raggiunto dal vaccino di Oxford.

Nonostante questa differenza, i ricercatori hanno osservato che una forte risposta anticorpale è stata raggiunta nel 95% delle persone. “Nei più anziani – ha spiegato David Eyre, professore associato presso il Big Data Institute dell’Università di Oxford – due dosi di vaccino sono efficaci quanto una precedente infezione naturale nel generare anticorpi contro il virus Sars-Cov-2. Negli individui più giovani, invece, una singola dose raggiunge lo stesso livello di risposta. I nostri risultati evidenziano l'importanza che le persone ricevano la seconda dose di vaccino per una maggiore protezione”.