Copyright Cambridge Archaeology Unit, photo by Dave Webb
in foto: Copyright Cambridge Archaeology Unit, photo by Dave Webb

Gli archeologi della Cambridge University hanno riportato alla luce i resti di alcune abitazioni risalenti all'Età del Bronzo eccezionalmente ben conservati: il sito, localizzato nella contea del Cambridgeshire, in Inghilterra orientale, fornisce una straordinaria visione di quella che doveva essere la vita domestica circa 3000 anni fa.

Vita quotidiana dell'Età del Bronzo

In questo antichissimo insediamento vissero, tra il 1.200 e l'800 a. C., ebbero la propria dimora diverse famiglie che vivevano in palafitte lignee. Fu il fuoco a portare la distruzione che avrebbe causato il collasso delle abitazioni nell'acqua e, di conseguenza, la loro conservazione in situ: il risultato è stata la creazione di una vera e propria capsula del tempo contenente materiali dell'epoca: fibre vegetali lavorate ed intessute, piccoli recipienti come tazze, recipienti e giare con, addirittura, i resti dei pasti ancora al loro interno. Alcune perline in vetro dall'aspetto esotico, parte di un'elaborata collana, suggerendo un gusto sofisticato che normalmente non viene associato all'Età del Bronzo.

Copyright Cambridge Archaeology Unit, photo by Dave Webb
in foto: Copyright Cambridge Archaeology Unit, photo by Dave Webb

Le strutture sono, relativamente a questo periodo storico, tra le migliori per stato di conservazione mai rinvenute in Gran Bretagna; esse forniscono un quadro preciso della vita preistorica che mai, prima di oggi, era stato così nitido. Prova ne è la sorpresa dinanzi ad oggetti particolarmente raffinati come le perline in questione.

Il drammatico incendio

Chiaramente visibile è il tetto carbonizzato di una delle abitazioni rotonde, le travi con ancora impressi i segni degli strumenti che sono serviti a realizzarle, i perimetri dei pali di legno che formavano la palizzata che circondava il sito.

Verosimilmente, gli abitanti dell'insediamento furono costretti ad abbandonare tutto precipitosamente a causa dell'incendio che stava distruggendo le loro case: di essi, però, ci sono rimaste le loro impronte, impresse nel terreno acquitrinoso e fangoso sul quale sorgevano le palafitte. Un successivo allagamento è stato il definitivo sigillo su questo scenario che, in tal modo, si è conservato quasi immutato ai nostri occhi.

Uno scavo ancora a metà

La campagna di scavo sul sito, portata avanti dalla Cambridge Archaeological Unit, è appena a metà: ulteriori lavori saranno necessari per recuperare un'area che, in totale, misura circa 1.100 metri quadri e che si trova circa 2 metri al di sotto della superficie attuale. In generale appare chiaro che c'è ancora molto da scoprire, ragion per cui è previsto che nei prossimi mesi i lavori di scavo continuino.

L'occasione è rara e va sfruttata: è difficile, infatti, trovarsi dinanzi ad un sito risalente all'Età del Bronzo che mostri una tale ricchezza di reperti non limitata a fossati, buche per i pali e un paio di oggetti in metallo realmente interessanti. La possibilità di vedere realmente come poteva essere la vita in quel periodo, sia grazie alla quantità sia alla qualità degli oggetti ritrovati, ha fatto guadagnare a questo umido sito della fredda Inghilterra l'appellativo di "Pompei dell'Età del Bronzo".