In base a un recente report dedicato alla valutazione delle malattie renali a livello mondiale, il The Global Kidney Health Atlas, divulgato in seno all'ultimo Congresso Internazionale di Nefrologia tenutosi a Città del Messico, è emerso che ogni anno muoiono un milione di persone a causa di patologie che colpiscono i reni. Inoltre, gli studiosi che hanno lavorato al documento hanno determinato che c'è una scarsa consapevolezza dei rischi legati a queste malattie, un dato che si riflette anche sulla qualità delle cure che presenta una forbice amplissima tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo.

Si stima che ben il 10 percento della popolazione mondiale sia affetta da insufficienza renale cronica, una patologia che compromette progressivamente le funzionalità principali dei reni, ovvero il filtraggio del sangue con l'eliminazione dei rifiuti tossici e il conseguente mantenimento degli equilibri fisiologici. Ben nove malati su dieci non sarebbero a conoscenza di trovarsi in tale condizione, che può evolvere nella fase terminale con l'obbligo della dialisi o del trapianto per sopravvivere.

Le statistiche, come si legge sul report, non possono che aggravarsi, dato che obesità, ipertensione e diabete sono tutti fattori di rischio in costante aumento, senza dimenticare il vizio del fumo. Si stima che chi è affetto da insufficienza renale ha un rischio venti volte superiore di morire per una patologia cardiovascolare (come infarto o ictus), questo prima di diventare un paziente dializzato.

I paesi ad alto reddito con la più elevata incidenza di diagnosi da insufficienza renale cronica sono l'Arabia Saudita e il Belgio, seguiti da Germania, Gran Bretagna e Canada, sino ad arrivare all'Australia, mentre i più “virtuosi” sono Norvegia e Paesi Bassi. Nonostante i rischi che si corrono soltanto una o due persone ogni mille – nei paesi ad alto reddito – entra in dialisi o effettua un trapianto, inoltre per questi servizi salvavita la Sanità pubblica, in media, vi dedica al massimo il 3 percento del proprio budget. Questo anche perché le malattie renali vengono considerate a “bassa priorità” anche in paesi fortemente sviluppati, come Stati Uniti, Nuova Zelanda, e Australia.

Paradossalmente, sono ritenute prioritarie da quelli in via di sviluppo, come il Burkina Faso, dove tuttavia non ci sono fondi per l'assistenzialismo più avanzato. Basti pensare che la disponibilità di dialisi e trapianti varia in maniera eclatante tra paese e paese: in Ruanda questi trattamenti hanno un tasso di 2,8 interventi ogni milione di abitanti, mentre in Giappone si arriva a oltre 2mila ogni milione di abitanti.

I dati sono resi più drammatici dalla mancanza cronica di infermieri e medici specializzati (nefrologi) nel trattare le patologie renali, figure professionali che latitano soprattutto in Africa. La Società Internazionale di Nefrologia con questo documento, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla rivista Jama, ha lanciato un vero e proprio grido di allarme nei confronti delle istituzioni di tutto il mondo, affinché prendano le doverose misure per sensibilizzare l'opinione pubblica e contrastare adeguatamente l'impatto di tali patologie.