Un bolide esploso sulla California nell’ottobre del 2012. Credit: NASA/Robert P. Moreno Jr.
in foto: Un bolide esploso sulla California nell’ottobre del 2012. Credit: NASA/Robert P. Moreno Jr.

Il 22 agosto del 2016 una palla infuocata attraversò il vastissimo deserto dell'Australia meridionale, ma non si trattò di un classico bolide, ovvero di una meteora di forte intensità, bensì di un evento esplosivo generato da una “miniluna” della Terra, schiantatasi contro l'atmosfera del nostro pianeta. A determinare l'esatta natura dell'oggetto è stato un team di ricerca dello Space Science and Technology Centre (SSTC) dell'Università Curtin di Perth. A guidare gli scienziati l'astronomo Patrick Shober, docente di Scienze Planetarie e della Terra presso l'ateneo della “terra dei canguri”.

Ma cosa sono esattamente le minilune? Tecnicamente vengono chiamate temporarily captured orbiters o TCO, ovvero oggetti orbitanti catturati temporaneamente; come suggerisce il nome si tratta di “sassi spaziali” vaganti che finiscono intrappolati nelle rete dell'attrazione gravitazionale terrestre per un certo periodo di tempo. Invece di schiantarsi direttamente contro l'atmosfera del pianeta, come fanno le meteore e i bolidi, entrano in orbita stabile per un certo periodo di tempo. Ad oggi gli scienziati hanno classificato ufficialmente soltanto due minilune della Terra. La prima è stata l'asteroide 2006 RH120, intercettato nel 2006 mentre orbitava tranquillamente attorno al nostro pianeta, proprio come fanno la Luna e i satelliti. L'oggetto orbitò per circa 11 mesi, fin quando non fu proiettato all'esterno e continuò il suo viaggio verso lo spazio profondo. Altre minilune hanno invece un destino differente; continuano a orbitare fin quando non vengono condannate a schiantarsi contro l'atmosfera terrestre dall'attrazione gravitazionale, come avvenuto con un altro “bolide” del 2014 e la palla di fuoco del 2016.

L’evento del 22 agosto 2016. Credit: The Astronomical Journal
in foto: L’evento del 22 agosto 2016. Credit: The Astronomical Journal

Gli scienziati guidati dal professor Shober poterono studiare distintamente l'evento del 22 agosto grazie alla rete di telescopi “Desert Fireball Network”, progettata proprio per studiare i bolidi che talvolta si originano nei cieli del deserto australiano. Dall'analisi dei dati è emerso che l'oggetto responsabile penetrò nell'atmosfera terrestre con una velocità di “appena” 11 chilometri al secondo (39mila chilometri orari), troppo bassa per essere quella di un comune bolide; esso doveva dunque essere legato gravitazionalmente alla Terra in un orbita stabile. L'angolo con cui è entrato, invece, ha fatto escludere che potesse trattarsi di “spazzatura spaziale”, come un pezzo di un satellite. Insomma, l'unico candidato verosimile è proprio una miniluna, con il 95 percento delle probabilità.

Shober e colleghi sottolineano che sul fenomeno delle minilune c'è ancora moltissimo da capire; ad esempio quali sono le probabilità di cattura, ma anche il meccanismo e la velocità con cui si verifica questa “trappola” per gli oggetti vaganti nel Sistema solare. I dettagli sulla miniluna schiantatasi nel 2016 sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Astronomical Journal.