Giovane esemplare di silvilago orientale. Credit: I Am Ninjor
in foto: Giovane esemplare di silvilago orientale. Credit: I Am Ninjor

Un virus letale sta falcidiando le popolazioni di conigli del Nord America, e si sta diffondendo così rapidamente che potrebbe persino minacciare di estinzione le specie in forte declino per altre ragioni, come i cambiamenti climatici, la degradazione degli habitat naturali e altri fattori di origine antropica. Il patogeno coinvolto in questa mattanza è il sierotipo RHDV2 di un Lagovirus della famiglia Caliciviridae. Assieme all'“originale” RHDV è responsabile di una patologia chiamata Malattia Virale Emorragica (MEV/RHD) del coniglio, nota per essere altamente contagiosa e diffusiva, come specificato dal Ministero della Salute. Fortunatamente si tratta di un virus che non viene trasmesso all'uomo.

La malattia causata dal sierotipo originale si diffuse in tutto il mondo a partire dagli anni '80, con effetti catastrofici sulle popolazioni dei conigli europei (Oryctolagus cuniculus), sia quelle presenti allevati nel Vecchio Continente che in Asia. Questo sierotipo del virus è specifico per questa specie di lagomorfo, l'ordine de mammiferi che abbraccia conigli e lepri (famiglia dei leporidi) e gli ochotonidi, animali strettamente imparentati con i primi noti con il nome comune di “pica”. In pratica, RHDV uccide solo i conigli domestici e non quelli selvatici. Nel 2010, tuttavia, in Francia è emerso il sierotipo RHDV2 che colpisce anche i lagomorfi selvatici. Si tratta di un patogeno meno letale negli esemplari adulti, ma uccide anche gli esemplari giovani, che da RHDV venivano risparmiati.

Dal 2018 il sierotipo RHDV2 responsabile della Malattia Virale Emorragica del coniglio è stato identificato anche in Canada e in alcuni Stati degli USA, e da allora ha iniziato a diffondersi a macchia d'olio in altre regioni del Nord America. Gli scienziati hanno capito della presenza di un virus emergente quando iniziarono a trovare decine di carcasse di conigli in aree relativamente limitate, con un aumento costante delle segnalazioni. Secondo gli esperti tutti i lagomorfi nordamericani potrebbero essere suscettibili al virus, compresi quelli più minacciati come il coniglio pigmeo e il silvilago delle Montagne Davis. Esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che viene infettato anche il silvilago orientale.

Si tratta di un virus talmente letale e diffusivo che è riuscito a sterminare fino al 70 percento dei conigli di Spagna e Portogallo, facendo anche crollare le popolazioni di due predatori naturali, ovvero l'aquila imperiale spagnola e la lince iberica, come indicato in un editoriale pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Science. Del resto è un virus che riesce a permanere nell'ambiente a lungo, resistendo nelle carcasse degli animali morti fino a 90 giorni. Mantiene inoltre la sua infettività alle basse temperature e bastano basse concentrazioni virali per scatenare l'infezione, come spiegato dal Ministero della Salute. Per evitare la diffusione del contagio gli esperti raccomandano di bruciare le carcasse dei conigli trovati morti o di sotterrarle ad almeno un metro di profondità. Il patogeno può infatti essere diffuso attraverso gli escrementi di altri animali che si cibano degli esemplari deceduti.

Per arginare questa minaccia sono allo studio diversi vaccini, ma le somministrazioni via iniezione sono da escludere per gli scienziati, perché la cattura e la manipolazione dei conigli selvatici determina spesso la morte per stress. Per questo si stanno studiando soluzioni per via orale, da somministrare attraverso esche di cibo, ma i costi elevati potrebbero essere un problema nell'arginare un killer spietato e silenzioso.