Un gruppo di studiosi dell’Imperial College London ha individuato quelle che sembrano tracce di resti di tessuti molli in frammenti vecchi di 75 milioni di anni, benché tali fossili non si presentassero in uno stato di conservazione ottimale.

Reperti mal conservati

In precedenza erano stati ritrovati tessuti di questo tipo soltanto in resti fossili di dinosauri eccezionalmente ben conservati, ossia in casi abbastanza sporadici  fino ad oggi. Lo studio ha, invece, analizzato otto frammenti fossili che, da oltre un secolo, sono parte di due collezioni del Museo di Storia Naturale di Londra: l’eccezionalità del caso sta nel fatto che i reperti siano mal conservati e, ciononostante, ancora in grado di offrire interessante materiale per la paleontologia. I risultati del lavoro sono stati pubblicati dalla rivista Nature Communications, e potrebbero costituire un passo avanti molto importante nella comprensione della biologia dei dinosauri e della relazione tra diverse specie.

Globuli rossi e collagene

I ricercatori hanno esaminato una parte di un artiglio fossile, identificando al suo interno piccole strutture ovoidali con un nucleo interno più denso: gli autori del lavoro specificano che potrebbe trattarsi di globuli rossi, benché la cautela sia necessaria finché ulteriori prove non confermino che tali strutture non abbiano un’origine differente. In un altro frammento fossile, il gruppo ha individuato strutture dall’aspetto fibroso riunite in fasci simili a moderne fibre di collagene: strutture del genere cambiano da specie a specie e potrebbero quindi aiutare nel rintracciare una “firma” che consenta di ricostruire l’albero genealogico delle diverse specie. Anche in questo caso, comunque, pare che la prudenza sia obbligatoria prima di affermare che l’identificazione delle strutture di collagene consenta di chiarire i gradi di parentela tra le diverse specie di dinosauri.

L’evoluzione dei dinosauri

«Abbiamo ancora bisogno di confermare quello che soltanto immaginiamo a partire da questi frammenti ossei, ma le strutture negli antichi tessuti che abbiamo analizzato mostrano analogie con globuli rosse e fibre al collagene. Se potessimo affermare con certezza che le nostre osservazioni sono corrette, questo potrebbe portare nuove conoscenze relative alle modalità in cui queste creature vissero e si evolsero» ha spiegato Sergio Bertazzo, principale autore dello studio e Junior Research Fellow presso l’Imperial College London. Ad esempio, elementi del genere potrebbero fornire importanti informazioni per comprendere in che modo i dinosauri si siano evoluti in animali a sangue caldo.

Moderne tecnologie

Per analizzare i reperti, gli studiosi hanno fatto ricorso a diverse tecniche: in primo luogo si sono serviti di microscopi elettronici a scansione per osservare le strutture, la composizione e la collocazione dei tessuti molli all’interno dei frammenti fossili dei dinosauri. Si sono inoltre serviti di un fascio ionico per scrutare nei campioni ed osservarne le strutture interne. Infine un microscopio elettronico a trasmissione è stato fondamentale per individuare le strutture fibrose.