Nel momento in cui stiamo scrivendo mancano poco più di tre settimane al Natale, e il governo si sta apprestando a presentare il nuovo DPCM che guiderà le prossime festività al tempo della pandemia. Tra gli argomenti “caldi” vi è il numero di persone che potrà prendere parte ai cenoni (che probabilmente non sarà regolato) e la tipologia di partecipanti, verosimilmente il nucleo famigliare e i conviventi. Per fare un esempio pratico, una coppia sposata potrebbe riunirsi dai genitori di uno dei due partner. Tra le raccomandazioni che stanno emergendo con forza, al fine di tutelare le persone più fragili ed evitare una nuova impennata dei contagi, vi è quella di effettuare un cosiddetto test antigenico rapido prima dell'incontro. Un'opportunità che in alcune Regioni – come Lazio e Lombardia – è possibile cogliere anche in farmacia e in alcuni laboratori privati. Come dichiarato dagli amministratori di alcune di queste strutture, c'è stato un vero e proprio boom di richieste per questi test, soprattutto di prenotazioni a ridosso delle festività.

L'idea di fondo – encomiabile – è quella di voler proteggere le persone care, tuttavia l'errore che molti stanno commettendo è quello di considerare la negatività al test rapido come una sorta di “lasciapassare”, un semaforo verde alla socializzazione senza precauzioni (mascherina, distanza fisica e simili) durante il cenone di Natale. Come sottolineato da vari esperti, si tratta di un errore di valutazione potenzialmente molto grave, che rischia di far ripartire la curva di contagi e far ammalare proprio le persone che più di tutte non vorremmo si infettassero col coronavirus SARS-CoV-2. Come sottolineato all'Huffington Post dal virologo Fabrizio Pregliasco dell'Università degli Studi di Milano, infatti, “bisogna ricordare che il test, inizialmente negativo, può diventare positivo tra le 24 e le 72 ore dopo l’avvenuta infezione”. In parole semplici, spiega lo scienziato, se il 23 mattina mi infetto e il 23 pomeriggio faccio il test antigenico rapido o il molecolare, risulterò negativo, mentre alla vigilia di Natale potrei risultare positivo. Questo accade perché il virus impiega del tempo per replicarsi e rendersi “visibile” ai tamponi. Quello molecolare, legato all'esame di laboratorio chiamato “reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa (RT-PCR)”, è inoltre decisamente più preciso rispetto all'antigenico rapido, che ha un rischio non trascurabile di “falsi negativi”. Insomma, risultare negativi al tampone nel giorno X non significa che poi lo saremo anche in quello Y, a maggior ragione se ci sono stati contatti con altre persone prima e dopo aver fatto il test.

“Un risultato negativo è un'istantanea nel tempo”, ha dichiarato al New York Post la dottoressa Paige Larkin, microbiologa clinica specializzata nella diagnostica delle malattie infettive presso la NorthShore University HealthSystem di Chicago. “Ti sta dicendo che, in quel preciso istante in cui ti sei sottoposto al test, il virus non è stato rilevato. Non significa che non sei infetto”, ha aggiunto la scienziata. “Un test negativo oggi non significa che una persona sarà negativa domani o il giorno successivo”, le ha fatto eco Natalie Dean, assistente professore di biostatistica presso l'Università della Florida. A sottolineare quanto questi test non rappresentino assolutamente un lasciapassare per un cenone di Natale senza precauzioni vi è un recente sondaggio condotto negli Stati Uniti, che ha visto il coinvolgimento di ben 670 epidemiologi; sono stati chiamati in causa per il sentitissimo Giorno del Ringraziamento, durante il quale le famiglie americane si radunano proprio come per il Natale. Dai risultati è emerso che solo il 6 percento avrebbe trascorso la giornata con le altre persone “serenamente” in caso di tamponi negativi. Il 29 percento sarebbe stato a proprio agio solo se tutti avessero indossato mascherine e rispettato la distanza di sicurezza. Il 64 percento non sarebbe stato comunque a proprio agio con persone non conviventi, anche in caso di negatività al tampone.

Il consiglio degli esperti, dunque, è quello di considerare il tampone come una delle varie misure di sicurezza, che sicuramente può ridurre il rischio di contagiarsi, ma non esclude le altre; del resto, non ci si toglie la cintura di sicurezza sapendo che la propria auto ha l'airbag, ha specificato con un brillante paragone l'epidemiologo e immunologo Michael Mina dell'Università di Harvard. La raccomandazione è quella di indossare sempre la mascherina – tranne ovviamente nel momento in cui si sta mangiando -, di rispettare la distanza dagli altri e di evitare baci e abbracci. Avremo a che fare con la pandemia di COVID-19 ancora a lungo, ma grazie al possibile, imminente arrivo dei vaccini, forse il prossimo Natale sarà un po' più normale di quello che vivremo fra qualche settimana.