This photo taken on October 29, 2010 sho

Un mondo di energia pulita è possibile: ce lo sta dimostrando la Germania che chiuderà il suo ultimo reattore nucleare entro il 2022. E, a sorpresa, anche la Spagna non è rimasta a guardare ma, anzi, può vantare un primato di cui essere davvero molto orgogliosi: ha infatti superato il paese tedesco, da sempre caratterizzato da una forte attenzione alle tematiche ambientali, nella produzione di elettricità grazie agli impianti eolici. Notizia a cui noi italiani dovremmo guardare con rispetto e con la capacità di prendere a modello l'intelligenza e la lungimiranza altrui, soprattutto nel momento in cui veniamo chiamati alle urne per decidere su un nucleare che, per molti paesi industrializzati, sta diventando più un peso da eliminare che un traguardo da conseguire.

L'elettricità di cui il paese iberico si rifornisce grazie alle sue pale eoliche, ormai, ha superato quella proveniente dalle contestate otto centrali nucleari distribuite nel paese, 21 % contro 19 %: attualmente 13 milioni di famiglie si servono di questa eccezionale energia rinnovabile, che non inquina e che non fa correre rischi gravissimi ad un paese intero, come è accaduto a Fukushima. Ma, soprattutto, un dato impressionante mette davvero in luce quale sarebbe la strada da percorrere per tutta l'Europa: il 32,3 % dell'energia globalmente prodotta in Spagna proviene tutta da rinnovabili, le quali costituiscono la seconda fonte di elettricità. Accanto all'eolico, infatti, troviamo l'idroelettrico, i cicli combinati (le centrali termoelettriche che sfruttano anche il gas), la cogenerazione (centrali termoelettriche che sfruttano acqua calda e vapori prodotti da un motore primo alimentato con combustibile fossile) ed anche il solare.

Una produzione che, secondo le dichiarazioni del Presidente dell'Asociaciòn Empresarial Eòlica, José Donoso, potrebbe coprire il consumo elettrico di una nazione intera delle dimensioni del Portogallo, ad esempio; e che ha consentito a Madrid di risparmiare, in un anno, 250 milioni di euro che sarebbero serviti ad acquistare petrolio, evitando "di immettere nell'aria 1,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica, che equivale a piantare 850mila alberi", come riportato da LaStampa.

Bene, tutti questi dati sul presente della situazione energetica spagnola, sarebbero già di per sé sufficienti per delineare una situazione più che ottimistica; si aggiunga, dunque, a tutto questo, che il paese iberico attualmente vende anche l'energia pulita che produce addirittura in quella Francia che di centrali nucleari ne può contare ben 58, arrivando a divenire il quarto paese al mondo per l'esportazione di energia, dopo Francia, Germania e Repubblica Ceca. Un'iniziativa, quella di promuovere le energie pulite, nata sotto il governo socialista di Zapatero: il piano per le energie rinnovabili 2005 -2010 è stato rispettato, anzi i suoi ambiziosi obiettivi sono stati superati del 2,9%; che ha fatto scendere i prezzi dell'elettricità tra i più bassi d'Europa e che è sempre stata sostenuta grazie agli incentivi governativi.

Dunque un modello sa seguire? Assolutamente sì: imparare a guardare avanti, come ha saputo fare la Spagna, sarebbe una gran lezione, valutando i vantaggi, sia in termini di benessere globale, sia in termini economici. Si tenga infatti ben presente che, al di là dei soldi risparmiati per l'acquisto di carburanti, il mondo delle energie alternative ha fruttato alla Spagna ben 130 mila posti di lavoro: e consideriamo che siamo appena all'inizio. Davvero, difficile comprendere perché l'Italia dovrebbe volgersi ancora indietro a questo obsoleto, pericoloso e, sopratutto, dispendioso nucleare.