Grazie a un sottomarino da ricerca sono state catturate straordinarie immagini dello squalo capopiatto o sei branchie (Hexanchus griseus), uno dei pesci di profondità più misteriosi e affascinanti. A rendere ancor più importante l'incontro con questo magnifico animale, che può raggiungere gli otto metri di lunghezza ed è dunque mediamente più grande del famigerato squalo bianco, il fatto che gli scienziati sono riusciti per la prima volta a etichettarne con un GPS un esemplare – un possente maschio – direttamente dal sottomarino, grazie a una tecnica rivoluzionaria. Secondo i biologi marini la stessa procedura permetterà di svelare i segreti di molte altre creature degli abissi.

Profondo blu. L'incontro con gli squali capopiatto è avvenuto al largo di Capo Eleuthera, alle Bahamas, durante una spedizione scientifica di una settimana a bordo della nave da ricerca oceanografica "Alucia" di OceanX. Nel gruppo, guidato da biologi dell'Università Statale della Florida, c'erano anche colleghi del Cape Eleuthera Institute. Di giorno gli squali capopiatto nuotano attorno ai 2.500 metri di profondità, nelle zone mesopleagica e batipleagica, tuttavia di notte si dirigono in acque meno profonde – tra gli 500 e i 1.100 metri – per andare a caccia. È proprio di notte che gli scienziati sono riusciti ad attirarli con abbondanti quantità di pesce, riuscendo a ottenere le immagini più incredibili di questi elusivi animali.

Specie unica. A differenza della maggior parte degli altri squali, lo squalo capopiatto ha sei fessure branchiali anziché cinque, una caratteristica primitiva rimasta immutata per 200 milioni di anni. Si ritiene infatti che questi pesci, che sopravvivono fino agli 80 anni di età, siano identici a quelli che popolavano i mari nel Giurassico. Nei video filmati dal dottor Dean Grubbs e colleghi si vedono queste maestose creature mentre si avvicinano al sottomarino e addentano le prede messe a disposizione, suscitando negli scienziati stupore e genuina emozione. Del resto si tratta di creature enormi molto difficili da studiare. In alcuni fotogrammi si notano perfettamente i dettagli dei loro piccoli occhi, caratterizzati da una pupilla nera e altre componenti sfumate di blu fluorescente.

Missione compiuta. L'obiettivo degli scienziati non era semplicemente filmare gli squali, bensì etichettarli con un GPS dal sottomarino, con una tecnica sperimentata a lungo in uno stagno. Ci sono voluti diversi giorni di tentativi, dato che la zona da colpire (con un particolare fucile) è grande quanto uno smartphone su un animale lungo svariati metri. In alcuni casi le etichette sono rimbalzate sulla pelle degli squali, e in uno si è addirittura “autoetichettata” una cernia di passaggio, che ha toccato il fucile mentre depredava i pesci messi a disposizione dagli scienziati. Dopo quattro giorni di tentativi Grubbs e colleghi sono riusciti a etichettare un esemplare, un grande maschio, dal quale si attendono dati preziosissimi su spospamento e comportamenti della specie. Di questi pesci del resto si sa poco o nulla, e fino ad oggi le etichette erano state piazzate solo in superficie dopo aver catturato gli animali. Secondo i biologi, tuttavia, questa tecnica modifica il comportamento degli squali capopiatto per diversi giorni e i dati raccolti non sono genuini. Per questo è stata tentata con successo la nuova tecnica a bordo del sottomarino. I video e il racconto dell'impresa sono stati pubblicati sul blog di OceanX.