Gli effetti del riscaldamento globale produrranno un miliardo di ‘rifugiati climatici' entro il 2050, a causa di eventi interconnessi come fenomeni meteorologici catastrofici, carenza di cibo, siccità, inquinamento e diffusione delle malattie. I picchi di mortalità diverranno elevatissimi, soprattutto nelle fasce più povere della popolazione mondiale, che saranno costrette a migrare in massa per evitare di essere travolte dagli eventi. Il drammatico scenario tratteggiato dagli esperti è uno dei temi centrali del G7 Salute in corso di svolgimento a Milano, dove si sta dando risalto anche alle azioni da perseguire per evitare che un tale disastro possa sconvolgere l'umanità. Su tutte vi è la riduzione delle emissioni inquinanti, ma sono contemplate anche misure di intervento dirette nei Paesi più coinvolti, senza dimenticare la tutela legale dei cosiddetti rifugiati climatici.

I primi cenni di un tale dramma, del resto, cominciano a serpeggiare già adesso. In Italia, ad esempio, sono sorti casi di siccità sistemica che hanno portato a incendi devastanti, scioglimento di ghiacciai secolari e sensibile riduzione idrica di alcuni laghi. Ma anche i fenomeni migratori che stiamo vivendo hanno in parte una causa nei cambiamenti climatici. Molta gente comincia infatti a fuggire da terre divenute sterili, aride e desertiche, e se al momento sull'Europa c'è una pressione di un paio di milioni di migranti all'anno, questo numero potrebbe balzare a 10 o 20 milioni entro trenta anni. È il rapporto “Countdown” dell'autorevole rivista scientifica Lancet a suggerire il dato del miliardo di rifugiati climatici entro il 2050, un valore sostenuto dalle indagini della Oxfam International, in base alle quali solo dall'inizio del 2017 a settembre sono state 15 milioni di persone a dover abbandonare le proprie terre a causa di un evento climatico estremo.

A causa dei cambiamenti climatici si prevede una sensibile riduzione delle disponibilità alimentari, con un crollo del 6 percento nella produzione del grano e del 10 percento di riso per ogni grado centigrado in più di temperatura. Il dato cozza irrimediabilmente con l'atteso aumento demografico entro tre decenni: saremo infatti ben 9,8 miliardi nel 2050. Si stima inoltre che le inondazioni più devastanti potrebbero ridurre le terre emerse disponibili, costringendo parte della popolazione costiera a riversarsi nell'entroterra, col rischio di potenziali guerre. Un pericolo è rappresentato anche dalla diffusione di malattie tropicali a causa delle temperature più elevate, come suggeriscono i casi numerosi di Dengue, Chikungunya e Zika nel mondo.

Per gli esperti ci sarebbe ancora tempo per intervenire, ma non è molto: basti pensare che in una lettera sottoscritta da 60 scienziati e personalità di fama internazionale si parla di soli tre anni per  poter raggiungere gli obiettivi degli Accordi sul Clima di Parigi. Tutti questi temi saranno affrontati a fondo alla Cop 23, che si terrà a Bonn (Germania) nei prossimi 10 giorni.