Credit: Karora
in foto: Credit: Karora

Fino a 50mila anni fa l'Australia è stata popolata da un temibile predatore, un enorme leone marsupiale (Thylacoleo carnifex) del quale sono stati rinvenuti fossili di uno scheletro quasi completo. La specie era nota ai paleontologi da oltre 150 anni, dato che i primi reperti furono scoperti e descritti nel lontano 1859, tuttavia grazie al primo scheletro praticamente integro è stato possibile ottenere nuove informazioni sulla sua anatomia e ipotizzarne anche il comportamento. I nuovi fossili sono stati scoperti e descritti da due ricercatori australiani, Roderick T. Wells e Aaron B. Camens dell'Università Flinders di Adelaide.

Pur essendo chiamato leone marsupiale, il predatore australiano non era affatto imparentato con i maestosi felini, ma con mammiferi marsupiali alla stregua del simpatico diavolo della Tasmania (Sarcophilus harrisii). A differenza di quest'ultimo, tuttavia, raggiungeva dimensioni decisamente più spaventose: gli esemplari adulti potevano superare infatti i 100 chilogrammi di peso. Non a caso il Thylacoleo carnifex è stato il più grande carnivoro autoctono che abbia mai solcato l'affascinante terra dei canguri. Viene chiamato leone poiché secondo gli studiosi aveva un comportamento affine a quello del “re delle savana”, ma soprattutto occupava la stessa nicchia ecologica.

Credit: Roderick T. Wells Aaron B. Camens/PloS ONE
in foto: Credit: Roderick T. Wells Aaron B. Camens/PloS ONE

Tra le caratteristiche emerse dai nuovi reperti vi sono soprattutto quelle della coda, della quale fino ad oggi non erano state trovate ossa. Secondo Wells e Camens il leone marsupiale la poteva utilizzare come una sorta di appoggio, proprio come fanno i marsupiali odierni (ad esempio il canguro). Era estremamente rigida, robusta e muscolosa. In una caverna sotto la pianura di Nullarbor e nella cava di Henschke a Naracoorte, due siti dell'Australia Meridionale, sono state trovate anche le prime clavicole, che suggeriscono una grande potenza negli arti anteriori. Per i ricercatori molto probabilmente questo carnivoro non inseguiva le sue prede, ma faceva agguati attaccandole all'improvviso. Non si esclude comunque che potesse essere uno “spazzino” come la iena. Curiosamente non uccideva le prede con i possenti canini, alla stregua dei felini, ma utilizzava soprattutto gli incisivi. I dettagli su questa affascinante creatura preistorica sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PloS ONE.