Rappresentazione artistica del sistema TYC–2505–672–1 (Jeremy Teaford, Vanderbilt University)
in foto: Rappresentazione artistica del sistema TYC–2505–672–1 (Jeremy Teaford, Vanderbilt University)

Come si potrebbe stare su un pianeta che, ogni 69 anni, viene lasciato quasi completamente al buio dalla sua stella madre per tre anni e mezzo? La risposta ce la può dare un sistema stellare binario ancora innominato (numero di catalogo astronomico: TYC 2505-672-1) posto ad una distanza di circa 10.000 anni luce dalla Terra.

Eclissi da record

Un'eclissi da record, descritta dagli astronomi delle università Vanderbilt ed Harvard in un paper accettato per la pubblicazione dall'Astronomical Journal ed osservata grazie ai telescopi del Las Cumbres Observatory Global Telescope Network. Fino ad oggi, un primato del genere era detenuto dalla stella binaria Epsilon Aurigae che, ogni 27 anni, si eclissa per un arco di tempo che va dai 640 ai 730 giorni. Con i suoi 2.200 anni luce di distanza dalla Terra, però, Epsilon Aurigae è decisamente più vicina, oltre che più luminosa e, quindi, meglio studiata dagli astronomi; la sua struttura, ben nota, prevede che in orbita attorno ad una supergigante gialla, ci sia una stella stella bianco-azzurra, poco più grande del Sole, circondata da un disco di gas e polveri visibile quasi di taglio dalla Terra.

Eclissate da una nuvola di detriti

TYC-2505-672-1 è estremamente distante perché gli astronomi possano ricavarne immagini ed informazioni: tuttavia, gli scienziati dell'Association of Variable Star Observers (AAVSO) sono riusciti a stimare la temperatura superficiale della stella compagna, 2.000 gradi più calda del nostro Sole. Combinando queste osservazioni con i dati relativi alla massa, è stato possibile stabilire che si tratta di una rossa gigante i cui strati esterni sono stati strappati via, facendo emergere il nucleo dell'oggetto e portando alla formazione di un disco di materiale, denso ed esteso, responsabile dell'eclissi. O, almeno, questo è quanto si ipotizza al momento sulla base delle conoscenze degli scienziati.

L'unico modo per ottenere tempi di eclissi così lunghi è con un disco esteso di materiale opaco. Nient'altro sarebbe talmente da grande da bloccare la luce di una stella per mesi. – Joey Rodriguez, Vanderbilt University, primo autore dell'articolo

Una coppia distante

Secondo i modelli degli astronomi, per ottenere l'intervallo di 69 anni che intercorre tra eclissi, le due stelle devono orbitare ad una distanza decisamente ampia, pari a circa 20 unità astronomiche: in pratica sono lontane quanto il nostro Sole lo è dal pianeta Urano.

Alla prossima eclissi

Purtroppo, però, gli strumenti di cui si dispone per osservare il fenomeno non sono ancora all'altezza. La speranza dei ricercatori è che, nel giro di qualche decennio, si disponga di tecnologie in grado di risolvere i molti dubbi sollevati da questo sistema: almeno entro il 2080, anno per il quale è atteso l'appuntamento con la prossima, lunghissima eclissi.