Un cuore fatto di spinaci. Foglie trasformate in tessuto cardiaco: batte e trasporta sangue

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A cinque giorni dall’impianto delle cellule cardiache sulla struttura di cellulosa, opportunamente trattata, sono state osservate le prime pulsazioni.
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Un team di ricerca multidisciplinare coordinato dal Worcester Polytechnic Institute (Massachusetts) è riuscito a trasformare le foglie dello spinacio (Spinacia oleracea) in impalcature per il tessuto cardiaco capaci di far fluire il sangue, attraverso le caratteristiche venature. La bizzarra quanto efficace idea è maturata dalla frustrazione provocata dalla stampa 3D, ritenuta l'ultima frontiera per abbattere le liste di chi è in attesa della donazione di un organo. Le attuali stampanti, anche le più sofisticate, non riescono infatti a creare l'intricata rete di capillari presenti nel densissimo tessuto cardiaco umano, così i ricercatori, un gruppo trasversale composto da biologi vegetali, ingegneri biomedici ed esperti di cellule staminali, hanno pensato di sfruttare ciò che è già presente in natura e in abbondanza.

Dopo aver eliminato le cellule dalle foglie attraverso detergenti in grado di far emergere la sola impalcatura di cellulosa, un materiale del tutto biocompatibile con i tessuti dei mammiferi, gli studiosi vi hanno impiantato grappoli di cellule di tessuto cardiaco umano, che hanno iniziato a replicarsi e a colonizzare la nuova inconsueta ‘casa'. A cinque giorni dall'innesto le cellule hanno cominciato a battere, e per dimostrare l'efficacia della struttura è stato iniettato del colorante rosso nelle venature, che ha iniziato a fluire grazie alle pulsazioni.

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Si tratta naturalmente di un lavoro concettuale, poiché per replicare il vero tessuto cardiaco sarebbe necessario predisporre numerosi strati di foglie e soprattutto verificare che l'intera impalcatura non venga in qualche modo rigettata dall'organismo ospite, tuttavia i risultati sono così promettenti da incoraggiare test più approfonditi, come hanno sottolineato gli autori principali dello studio Joshua Gershlak e Glenn Gaudette. “Le piante e gli animali sfruttano approcci fondamentalmente diversi per trasportare fluidi, prodotti chimici e macromolecole, eppure ci sono somiglianze sorprendenti nelle strutture vascolari”, hanno sottolineato i due autori. “Lo sviluppo di impalcature decellularizzate apre la possibilità di una nuova branca della scienza che indaga il rapporto tra il regno vegetale e quello animale”, hanno concluso. Gli studiosi sono già a lavoro su altre specie di piante che potrebbero essere efficaci con altri organi. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su Biomaterials.

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[Foto di WPI]

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