Credit: NASA / Robert P. Moreno Jr)
in foto: Credit: NASA / Robert P. Moreno Jr)

Un asteroide lungo 10 metri e pesante circa 1.400 tonnellate è esploso nell'alta atmosfera terrestre lo scorso 18 dicembre, sprigionando un'energia pari a 173 chilotoni, dieci volte quella della bomba atomica sganciata dagli americani su Hiroshima (15 chilotoni). L'evento, segnalato dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, è stato catturato dai satelliti militari della US Air Force e dalla rete di sensori che monitora potenziali esplosioni nucleari in atmosfera, un sistema progettato durante la Guerra Fredda che è in grado di rilevare anche bolidi e terremoti. Alcune immagini dell'esplosione, che mostrano una scia arancione su un mare di nuvole, sono state ottenute casualmente anche dal satellite giapponese Himawari.

Palla di fuoco. L'esplosione della roccia spaziale è avvenuta a 25,6 chilometri dalla superficie terrestre sopra il Mare di Bering, in una zona isolata e non sufficientemente vicina alla penisola russa della Kamchakta. Per questa ragione nessun testimone ha potuto udire il boato o osservare la palla di fuoco mentre attraversava il cielo. Dal punto di vista astronomico si è trattato di una meteora particolarmente potente ed esplosiva, che prende il nome di bolide o fireball. Ma non è stato un bolide qualsiasi, dato che, in base a quanto riferito alla BBC dall'Ufficiale di Difesa Planetaria della NASA Lindley Johnson, un evento meteorico così potente accade solo poche volte ogni cento anni.

Oggetti da monitorare. L'impatto del 18 dicembre è stato il secondo in pochi anni a coinvolgere un oggetto così grande; il primo fu la famigerata “meteora di Chelyabinsk” del 2013, innescata da un asteroide di 20 metri. L'esplosione, che sprigionò un'energia di 440 chilotoni, causò circa 1.500 feriti e danni a edifici in un raggio di cento chilometri. Anche il famigerato evento di Tunguska del 1908 avvenne in Russia; in quel caso l'energia fu di ben 3 megatoni e determinò la distruzione di una vastissima area di foresta. Fortunatamente tutti gli eventi sono avvenuti in aree disabitate o scarsamente popolate come nel caso di Chelyabinsk; esplosioni simili sopra un popoloso centro urbano, infatti, potrebbero causare danni devastanti e un numero di vittime elevato. Il nuovo evento ha dimostrato che il sistema per monitorare gli oggetti potenzialmente pericolosi per la Terra non funziona a dovere e che al momento non è sempre possibile prevedere dove e quando impatteranno oggetti di queste dimensioni. L'obiettivo della NASA è quello di “schedare” il 90 percento degli oggetti con un diametro di 140 metri e più, quelli che possono causare catastrofi a livello regionale.