I ricercatori del Vanderbilt University e della Washington University School of Medicine hanno isolato un anticorpo monoclonale umano che si è dimostrato in grado di ridurre significativamente l'infezione da virus Zika in alcuni topolini da laboratorio. L'anticorpo, chiamato  ZIKV-117, può proteggere anche il feto di un'esemplare incinta, secondo quanto riportato dagli autori della ricerca, pubblicata dalla rivista Nature.

Come è noto, lo Zika virus si trasmette attraverso le zanzare del genere Aedes ed è caratteristico degli ambienti equatoriali; a partire dal 2015, si è avanzata l'ipotesi che l'infezione da questo virus, nelle donne incinte, possa essere causa di malformazioni fetali e, in particolare, di microcefalia del nascituro.

Proprio l'incremento di casi di microcefalia, registrato in Brasile durante lo scorso anno, ha portato a ritenere che possa esserci una relazione con l'infezione da Zika virus, anche nel caso in cui sia asintomatica, portando ad una minaccia per la salute pubblica non ancora rientrata. Ma lo Zika virus è collegato anche alla sindrome di Guillain-Barré, disordine neurologico che può portare alla paralisi e alla morte.

La scoperta che degli anticorpi possano essere isolati dagli uomini e funzionare contro il virus rappresenta il primo intervento medico di prevenzione sia dall'infezione da Zika virus, sia dai danni ai feti. I ricercatori ci sono riusciti lavorando con il sangue di individui precedentemente contagiati in diverse parti del mondo. "Siamo molto emozionati, perché i dati suggeriscono che potremmo avere una terapia con anticorpi tra le mani sviluppabile per essere utilizzata nelle donne incinte" ha spiegato James Crowe Jr., direttore del Vanderbilt Vaccine Center e principale autore del lavoro. In effetti, i risultati sulle cavie indicano una certa potenza di inibizione di ZIKV-117, aprendo alla possibilità che l'anticorpo possa funzionare sui diversi ceppi del virus.