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L’immunoterapia rivoluzionaria conosciuta come CAR-T potrà essere rimborsata in Italia, ne dà notizia l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Ma vediamo insieme cosa significa che la terapia CAR-T verrà rimborsata in Italia, per quali pazienti è importante questa notizia, cos’è e come funziona questo trattamento contro i tumori e quali tumori contrasta. Ecco cosa c'è da sapere sulla terapia CAR-T, venduta dalla Novartis col nome commerciale di Kymriah che, senza assistenza sanitaria, costerebbe 400 mila euro.

CAR-T, via libera al rimborso in Italia

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha confermato il via libera alla rimborsabilità di quella che è la prima terapia in Italia a base di cellule CAR-T, cioè Chimeric Antigen Receptor T-cell. Per i pazienti sarà disponibile un nuovo modello di rimborso e il trattamento potrà essere somministrato in centri specialistici selezionai dalle Regioni.

Per quali pazienti è previsto il rimborso della CAR-T: tipi di tumore

Nella nota di AIFA si legge che la nuova terapia, che è la Kymriah (tisagenlecleucel) (già precedentemente approvata dall’EMA in Europa), potrà essere prescritta a “pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) resistenti alle altre terapie o nei quali la malattia sia ricomparsa dopo una risposta ai trattamenti standard e per pazienti fino a 25 anni di età con leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B”.

Cos’è e come funziona l’immunoterapia CAR-T

La terapia CAR-T è un trattamento il cui acronimo sta per Chimeric Antigen Receptor T-cell (cellule CAR T) che si basa sull’utilizzo di cellule ingegnerizzate del paziente stesso. Ma come funziona questa terapia? Il trattamento si divide in tre fasi:

  1. Gli esperti prelevano dal paziente i linfociti T, che sono i globuli bianchi e quindi le cellule del sistema immunitario, parte del nostro esercito che ha il compito di riconoscere e combattere contro eventuali minacce, come virus, cellule maligne. I linfociti T riconoscono le cellule pericolose per noi individuando specifiche molecole sulla loro superficie. Nel caso di quelle tumorali, le cellule potrebbero sembrare uguali a quelle sane, quindi i linfociti T potrebbero non riconoscerle
  2. I linfociti T vengono portati in laboratorio dove vengono trattati e quindi modificati geneticamente per essere in grado di riconoscere sempre le cellule tumorali. Come? Al loro interno viene inserito un gene che permette di produrre un CAR (recettori chimerici di antigene) il quale, attraverso una proteina bersaglio, riesce a riconoscere le cellule tumorali, così da contrastarle e distruggerle
  3. Una volta terminato il lavoro in laboratorio, i linfociti T ingegnerizzati vengono reinfusi nel paziente, entrano nel suo sangue e possono iniziare la caccia, quindi individuare le cellule tumorali ed eliminarle, contrastando di fatto la malattia.

Gli effetti collaterali della CAR-T

La terapia CAR-T può portare ad effetti collaterali, come il rilascio di citochine, che possono richiedere il ricovero del paziente in terapia intensiva. La sindrome da rilascio di citochine porta infatti a influenza, febbre alta, disturbi neurologici, infezioni acute, insufficienza renale, ipotensione e ipossia. A questo proposito l’AIFA chiarisce: “Le caratteristiche tecniche e operative di questo tipo di terapia, e soprattutto la gestione delicata dei possibili effetti collaterali ha reso necessario rispetto al passato un lavoro diverso di pianificazione che ha coinvolto, in ruoli parimenti fondamentali, tutti gli attori del Sistema Sanitario Nazionale. Un lavoro di squadra puntuale e attento ha fatto in modo di aprire un percorso che garantirà a breve un accesso presso centri specialistici distribuiti nelle diverse aree geografiche del territorio nazionale”.