Le donne che si sottoporranno a mastectomia preventiva, poiché portatrici dei geni legati alle mutazioni BRCA1 e BRCA2, potranno ottenere una corretta percentuale di invalidità in Italia. La grande notizia arriva in seguito ad un’azione congiunta che ha unito l’INPS, l’associazione aBRCAdaBRA, nata per rappresentare i bisogni delle persone portatrici della mutazione BRCA, e la FAVO, la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia. Ecco cosa c’è da sapere.

Il gene ‘Jolie’. Le persone portatrici delle mutazioni BRCA sono tra le 75 e le 150 in Italia e sono particolarmente esposte al rischio di sviluppare, anche in giovane età, quindi sono i 30 anni, tumori al seno, all’ovaio, e all’endometrio, oltre ad altre neoplasie. Per prevenire l’insorgere del tumore, alcune donne sane scelgono di sottoporsi ad intervento chirurgico eliminando dunque il rischio: ad esempio, attraverso mastectomia, ma anche attraverso la rimozione di ovaio e utero. In Italia, a partire dal 13 febbraio 2019, tutte le portatrici che vorranno sottoporsi all’intervento potranno ottenere, su richiesta, una determinata percentuale di invalidità civili per “la per la menomazione permanente di tali organi e per lo stress psichico subito secondo lo status di “handicap non grave” (legge 104, articolo 3, comma 1)”, come spiegano dalla FAVO. E non è tutto, dalla FAVO fanno sapere anche che questa garanzia per le donne sane, implica anche un “innalzamento della percentuale d’invalidità anche per le donne malate e BRCA positive, che decideranno di affrontare la chirurgia preventiva per gli altri organi non affetti da neoplasia”.

Grande novità. Si tratta di un’importante novità italiana che dimostra vicinanza a tutte quelle donne che, anche se sane, sono comunque portatrici di una mutazione che potrebbe, con alte percentuali, portare allo sviluppo del tumore, con tutto ciò che implica poi la malattia.

Cos’è il gene ‘Jolie’. Quando parliamo di gene ‘Jolie’ in realtà ci riferiamo alle mutazioni BRCA1 e BRCA1 che non implicano l’aumento di rischio morte per cancro a seno o ovaie, ma l’aumento del rischio di sviluppare la malattia. Si tratta di due geni oncosoppressori che quando mutati perdono il controllo delle loro funzioni portando dunque ad un aumento del rischio di ammalarsi. Per annullare questo rischio, alcune donne scelgono l’intervento chirurgico, come ha fatto in passato Angelina Jolie, da cui appunto queste mutazioni sono state ribattezzate gene ‘Jolie’.