Stanare il tumore al polmone quando è ancora in fase iniziale, offrendo così la possibilità di intervenire sul paziente con una strategia terapeutica che, in ragione della diagnosi precoce, risulterà necessariamente più efficace: tutto questo potrebbe diventare possibile tra non molto tempo, grazie al lavoro dei ricercatori dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano i quali hanno recentemente presentato i risultati del proprio studio in un articolo pubblicato dal Journal of Clinical Oncology.

Con un semplice prelievo di sangue sarà, infatti, possibile rilevare l'eventuale presenza di tumori al polmone fino a due anni prima di quanto normalmente accade con le indagini a cui si ricorre oggi, ossia esami radiologici e screening con TAC a spirale. I ricercatori, che hanno illustrato gli esiti della sperimentazione della nuova tecnica alla conferenza dell'Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro e dell'Associazione Internazionale per lo Studio del Tumore al Polmone tenutasi a San Diego, hanno spiegato come il test abbia dimostrato un'elevata sensibilità che potrebbe rivelarsi determinante per la diagnosi precoce della malattia che, bene ricordarlo, costituisce la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. I numeri, soltanto per l'Italia, parlano di 34.000 nuovi casi e 27.500 decessi ogni anno. Indissolubile il legame del male con il vizio del fumo: non a caso, pochi mesi fa, il Professor Umberto Veronesi aveva lanciato un appello rivolto ai singoli medici curanti affinché sollecitassero i propri pazienti fumatori a sottoporsi ad una TAC a basse dosi, con lo scopo di individuare eventuali forme tumorali allo stadio iniziale. Il tasso di mortalità del tumore al polmone resta, infatti, altissimo anche in ragione dell'elevata percentuale di casi di diagnosi in fase ormai avanzata, quando l'intervento chirurgico è di fatto divenuto impossibile e le altre terapie risultano inefficaci.

In questo senso il nuovo esame potrebbe costituire una svolta significativa nella lotta al carcinoma polmonare, ancor più incoraggiante in virtù del suo costo economico molto contenuto per il sistema sanitario e dell'impatto bassissimo sulla salute del paziente, dal momento che annullerebbe il problema dell'esposizione alle radiazioni (per quanto di dosaggio minimo); inoltre i risultati dei ricercatori evidenziano come l'accuratezza del test sia superiore alle tecniche utilizzate prima. Analizzando campioni di sangue provenienti da 939 fumatori "incalliti", 69 dei quali avevano già il tumore al polmone contro gli 870 con diagnosi negativa, è stata infatti registrata una sensibilità dell'87% nell'individuare il cancro. Inoltre l'indagine ha ridotto dell'80% il numero di "falsi positivi" che, individuati grazie alla TAC, presentavano noduli o lesioni non riconducibili al cancro polmonare: lo screening, infatti, non è in grado di distinguere forme tumorali che non si evolvono da quelle che diventeranno aggressive, quando sono in fase iniziale, e così un'altissima percentuale di noduli riscontrati rivela la sua natura non maligna soltanto dopo ulteriori accertamenti invasivi.

Il nuovo test dei microRNA dovrebbe superare anche il problema delle false diagnosi, individuando le piccole molecole in circolazione nel sangue rilasciate dal tessuto danneggiato dal fumo o dal tumore al polmone, in grado di indicare non soltanto la presenza di neoplasie ancora invisibili alla TAC, ma anche eventualmente la prognosi. I ricercatori ripongono estrema fiducia nella possibilità di combinare gli esiti di questi esami non invasivi con la TAC a spirale nei casi in cui la diagnosi sia positiva e per questo la sperimentazione è già in una fase più avanzata, con un più elevato coinvolgimento di pazienti: in ogni caso, pare che la società londinese Gensignia Ltd, che si occupa proprio di test molecolari per la diagnosi di tumori e che è stata tra i finanziatori della ricerca, voglia lanciare il test negli Stati Uniti entro la fine del 2014.