Modello di pancreas.
in foto: Modello di pancreas.

Il carcinoma al pancreas rappresenta ad oggi uno dei tumori più pericolosi, poiché cresce nella ghiandola nell'assenza di dolore, almeno finché non vengono interessati anche bile e fegato. Il male, asintomatico nel caso del pancreas, si diffonde e troppo spesso pazienti e medici si trovano a dover affrontare un tumore particolarmente esteso. Ogni anno in Italia si ammalano circa 5.900 donne e 5.500 uomini ed il tumore al pancreas rappresenta la quarta causa di morte tra le patologie oncologiche dopo i 50 anni di età. Secondo alcune previsioni, questa tipologia di tumore potrebbe diventare nel 2020 la seconda causa di decesso per tumore. Dopo cinque anni dalla diagnosi, la percentuale di mortalità è del 95%, dei quali il 99% viene ucciso dalla malattia entro l'anno.

La ricerca medica ha sviluppato da tempo una cura che permette di aggredire il tumore "direzionando" con estrema precisione le terapie antitumorali. La tecnica, già messa in pratica nel trattamento del tumore della mammella metastatico, fa uso delle nanotecnologie. Si fa uso del paclitaxel che, grazie all'uso dell'albumina, permette di inserire i principi antitumorali in celle che raggiungono la parte aggredita dal tumore. Il farmaco è rimborsato dal 2011 per il tumore della mammella metastatico e lo stesso servizio, dopo l'approvazione del Servizio Sanitario Nazionale, è attivato per l'adenocarcinoma del pancreas metastatico. Dopo l'approvazione nel 2013 della FDA (Food and Drug Administration) statunitense e della Commissione Europea, è l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) a dare il via libera all'uso del paclitaxel per il tumore al pancreas.

Lo studio analizzato durante le procedure di approvazione è stato quello del MPACT (Metastatic Pancreatic Adenocarcinoma Clinical Trial) e pubblicato sul New England Journal of Medicine, che su 861 pazienti con adenocarcinoma del pancreas metastatico ha verificato benefici e controindicazioni del paclitaxel legato all'albumina. I pazienti non erano mai stati sottoposti a chemioterapia e sono stati seguiti individualmente presso 151 centri tra America del Nord, Europa Occidentale e Orientale e Australia. Secondo tale studio il nab-paclitaxel usato in combinazione con la gemcitabina comporta un tempo di sopravvivenza globale mediana superiore rispetto alla cura basata sulla sola gemcitabina (rispettivamente 8,5 mesi e 6,7 mesi) e un rischio di morte ridotto del 28%. Lo stesso Nab-paclitaxel è in fase di studio nella terapia contro carcinoma polmonare non a piccole cellule, melanoma, carcinoma della vescica, carcinoma ovarico e carcinoma mammario.

[Foto da Wikipedia]