Trascorrere 11 ore al giorno tra le scrivanie dell ufficio raddoppierebbe il rischio di cadere in depressione, soprattutto per giovani e donne. I risultati di una ricerca condotta su più di duemila impiegati statali mettono in allarme contro i pericoli dello stacanovismo.

Che lavorare troppo non facesse particolarmente bene all'umore era prevedibile: anche per quelli che hanno molto a cuore la propria attività e possono dirsene globalmente soddisfatti, l'importanza del riposo fisico e mentale e la necessità di allontanare anche i pensieri dal luogo in cui si esercita devono essere sempre al primo posto, per evitare che a pagarne le conseguenze siano il corpo e gli stati d'animo.

Quello che però è stato riscontrato da un gruppo di ricercatori che ha seguito oltre duemila cittadini britannici, tutti impiegati statali, riguarda i rischi di sviluppare una vera e propria malattia, la depressione: lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista scientifica PLoS ONEsi è concentrato sull'analisi di individui che non avevano storie di disturbi psicologici alle spalle, osservandone le abitudini lavorative ed interrogandoli in merito a queste.

I volontari, tutti reclutati nei primi anni novanta, avevano ruoli diversi a cui corrispondevano diverse retribuzioni, per una fascia di età comune compresa tra i 35 ed i 55 anni. Osservati sei anni più tardi dai ricercatori inglesi e finlandesi, 66 di essi, circa il 3% del totale degli esaminati, avevano avuto episodi depressivi maggiori assolutamente riconducibili all'elevato numero di ore spese quotidianamente a lavorare: tra coloro i quali trascorrono mediamente undici ore al giorno in ufficio, secondo gli autori dello studio, il rischio di cadere in depressione è superiore di ben due volte e mezzo.

Tra questi i più colpiti sono risultati essere i giovani, spesso angosciati dal pensiero di eccellere e dimostrare a tutti i costi e rapidamente il proprio valore, assieme alle donne che lamentavano un eccesso di responsabilità sulle proprie spalle; praticamente immuni, invece, rispetto al tempo trascorso dietro la scrivania, sono gli uomini con un lavoro impegnativo ottimamente retribuito.

Il merito dello studio sta innanzitutto nell'aver monitorato nel lungo periodo e con accuratezza una base di individui selezionati in base all'assenza di importanti fattori di rischio di depressione, appurando come un rapporto ossessivo con il proprio lavoro possa portare a conseguenze gravissime e, addirittura, patologiche: se è indiscutibile che l'attività aiuti il cervello a mantenersi giovane il più possibile, è anche vero che l'eccesso di straordinari porta indiscutibilmente ad un calo, sia a livello di produttività, sia, soprattutto, a livello psicologico che può trasformarsi in vera e propria malattia.