Il governo degli Stati Uniti ha revocato il divieto di importare i trofei di elefanti e leoni uccisi nei ‘safari della morte' nello Zimbawe e nello Zambia. La decisione, divulgata dallo United States Fish and Wildlife Service (FWS), l'ente del Dipartimento degli Interni americano che si occupa della gestione e conservazione della fauna selvatica, revoca le precedenti direttive firmate dal presidente Barack Obama, che aveva istituito divieti e restrizioni tra il 2014 e il 2015. L'amministrazione Trump e quella dei due Stati africani hanno sottoscritto un accordo valido fino al 31 dicembre 2018; sino ad allora si potrà regolarmente rientrare negli States – pagando una grossa somma – con teste, code, zampe e altre parti strappate agli sfortunati animali che finiranno sotto al fuoco dei cacciatori.

La decisione è stata accolta con sdegno e ferma condanna da tutte le associazioni che si occupano di tutela e diritti degli animali, anche alla luce del fatto che entrambe le specie sono minacciate di estinzione. Gli elefanti africani (Loxodonta africana) e i leoni (Panthera leo) sono infatti classificati con codice VU (vulnerabili) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, e i loro numeri sono in caduta libera da anni proprio a causa dell'uomo. Gli elefanti vengono cacciati senza tregua dai bracconieri per le loro zanne, vendute a peso d'oro soprattutto nel mercato asiatico, e sebbene anche la Cina abbia iniziato a boicottare l'importazione dell'avorio, gli affari per i trafficanti vanno ancora a gonfie vele. Ciò ha ridotto il numero di questi pachidermi da alcuni milioni a soli 350mila circa.

Neanche i leoni se la passano tanto bene: tra il 1990 e il 2010 il loro numero è crollato del 30-50 percento. Si stima che ne siano rimasti soltanto tra i 20mila e i 50mila esemplari. La distruzione dell'habitat, i conflitti con l'uomo e la bassa diversità genetica rappresentano le principali minacce per questi maestosi felini. Permettere ai ricchi cacciatori americani di portare a casa i trofei ‘conquistati' in Africa di certo non aiuterà queste specie, ma paradossalmente è proprio ciò che si legge nel comunicato rilasciato dallo U.S. Fish and Wildlife Service. Il rientro dei trofei sarà permesso solo dimostrando che la caccia sia servita a migliorare i piani di conservazione. Vien da chiedersi in che modo, visto che il problema degli elefanti e dei leoni risiede proprio nel numero di esemplari in declino. Ucciderli, pur fruttando ingenti somme di denaro, di certo non ne farà salire il numero.

Le polemiche per questa decisione sono incandescenti soprattutto negli Stati Uniti, dove è ancora vivo il ricordo del leone Cecil, un simbolo dello Zimbawe ucciso dal dentista del Minnesota Walter Palmer nel 2015. Nel mirino dei contestatori anche uno dei figli di Donald Trump, noto amante della caccia grossa, come dimostrano le foto che lo ritraggono con i discutibili trofei che da oggi potranno rientrare ‘trionfalmente' negli States.

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