L istanza di Permesso di Ricerca in Terraferma presentata dalla Shell nel 2005 dalla Shell Italia e riguardante il territorio di Vallo di Diano ed alcuni comuni limitrofi costituisce sempre più un allarme ed una preoccupazione, non solo per gli abitanti del luogo. Perché ad essere trivellata sarebbe un area pericolosamente vicina a quel gioiello del Mediterraneo che è il Parco del Cilento.

Quando si parla di Campania si fa presto ad andare a scavare nel ricco baule di luoghi comuni e stereotipi pecorecci, accostando città lontane nella geografia e nelle condizioni socioeconomiche in base a denominatori scadenti e poco realisti. Ancora oggi, dopo che l'Italia avrebbe dovuto imparare cosa è il Cilento grazie alla mediazione di film di successo o attraverso meste storie di sindaci-eroi loro malgrado, è comunque difficile porre un freno alla valanga di osservazioni discutibilmente appropriate a proposito di una presunta indolenza tutta meridionale nella quale finiscono «soldi rubati agli enti pubblici», «emergenza rifiuti» e chi più ne ha più ne metta, con buona pace della coerenza. Un'indolenza con la quale, distrattamente, si liquida anche una questione che rischia di assumere contorni piuttosto gravi e che riguarda le trivellazioni che la Shell Italia vorrebbe effettuare nei pressi di quel tesoro del Mediterraneo che è il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano ed alcuni territori limitrofi, coinvolgendo i comuni salernitani di Atena Lucana, Montesano sulla Marcellana, Padula, Polla, Sala Consilina, Sant'Arsenio, Sassano e Teggiano oltre che Brienza, Marsico Nuovo, Paterno e Tramutola, in provincia di Potenza.

Cilento, turismo e bellezze naturali – Comunità, quelle dell'area del Cilento, che hanno già fatto la propria scelta ambientale anni addietro, mettendo in piedi un sistema basato sulla valorizzazione delle eccellenze locali, siano esse le meraviglie paesaggistiche e naturalistiche, siano i prodotti della gastronomia, sia l'accoglienza riservata ai visitatori, ricevendone un riscontro assolutamente positivo non solo da parte del turismo campano ma ospitando anche un bacino di utenza nazionale ed internazionale. Quale il futuro per attività agricole e zootecniche del territorio, dunque? È quello che si chiedono i cittadini non perfettamente persuasi da ipotetici vantaggi economici che dovrebbero essere portati dai pozzi petroliferi: perché, a che serve oggigiorno dirlo ancora?, di norma i miracolosi guadagni spettano a soggetti ben lungi dalla popolazione. Scempio territoriale a cui corrisponderebbero i magri introiti di giacimenti sulla cui ricchezza si avanzano dubbi, a testimonianza di quella sete di oro nero che sta diventando sempre più implacabile, con l'offerta di petrolio che non è più in grado di stare dietro alla domanda; giacimenti che, una volta esauriti, lascerebbero soltanto devastazione ed inquinamento laddove un tempo c'era uno dei polmoni verdi del nostro paese.

In arrivo le trivellazioni? – Ora, a distanza di quindici anni da quando vennero avanzate le prime ipotesi, si ricomincia a parlare delle trivellazioni a Vallo di Diano: nonostante il tempo passato che ha dato ragione alla «svolta ecosostenibile» di molti comuni del Cilento e nonostante già verso la fine degli anni '90 l'autorizzazione per estrarre nella medesima area, richiesta dalla Texaco, fosse stata rigettata per i rischi di natura idrogeologica che presentava il territorio. Cosa farebbe pensare, dunque, che per la Shell Italia le cose potrebbero andare diversamente? Certamente non dei mutamenti geo-morfologici di natura inspiegabile: molto più banalmente le difficoltà economiche in cui versa la regione Campania, a cui spetta il dovere di pronunciarsi nel merito, unitamente agli otto comuni del salernitano, potrebbero portare le istituzioni ad optare per la «svendita» delle proprie terre (le royalties sarebbero appena del 7%). Il Ministero per lo Sviluppo Economico, infatti, ha già dato l'autorizzazione per le esplorazioni, accettando l'Istanza di Permesso di Ricerca in Terraferma denominata Monte Cavallo ma, in verità, per il momento tutto tace e tutto è fermo: la stessa Shell ha ammesso che non esclude una rivalutazione dei dati territoriali che potrebbe aver luogo anche senza recarsi in loco. E, in questo caso, il pericolo sarebbe scongiurato.

I timori e le perplessità di cittadini ed istituzioni locali – In forme e misure diverse, tutti i sindaci dei comuni interessati hanno dichiarato e fatto presente il proprio scetticismo sulla possibilità di perforare i territori confinanti col Parco Nazionale; Montesano sulla Marcellana, ad esempio, dopo aver negato in sede di Consiglio Comunale all'unanimità l'autorizzazione a compiere i sondaggi preliminari, ha approvato l'inserimento di una inequivocabile denominazione nel simbolo comunale che recita «città ad alta sensibilità ambientale». Il Sindaco Donato Fiore Volentini ha sottolineato come sua intenzione sia comunicare in maniera immediata e chiara quelle che sono le caratteristiche di un territorio che non cede alle mire espansionistiche dei giganti del petrolio, ben poco interessati al benessere delle piccole comunità di questo angolo di Campania in cui si prova a costituire un'«alternativa verde» sulla quale si possano scrivere le pagine di un futuro migliore: un futuro in cui anche per le specie animali protette ci sia uno spazio, anzi, un posto d'onore come già accade.

L istanza di Permesso di Ricerca in Terraferma presentata nel 2005 dalla Shell Italia e riguardante il territorio di Vallo di Diano ed alcuni comuni limitrofi costituisce sempre più un allarme ed una preoccupazione, non solo per gli abitanti del luogo. Perché ad essere trivellata sarebbe un'area pericolosamente vicina a quel gioiello del Mediterraneo che è il Parco del Cilento.

La terra della cicogna bianca – Se non bastassero la meraviglia e lo stupore che colgono di fronte ai luoghi di tutta l'area, basti pensare che negli ultimi anni persino la cicogna bianca è andata a far visita a quei territori, godendone la tranquillità e nidificando nel corso del breve periodo trascorso presso le nostre latitudini. Di questo splendido uccello si hanno informazioni letterarie solo fino al ‘500 dopodiché la sua scomparsa nei cieli durò fino alla metà del ‘900 quando la cicogna bianca riapparve in Piemonte. Da allora gli sforzi per la conservazione e la riproduzione della specie sono andati avanti portando nel corso degli ultimi anni alla nidificazione in diverse aree italiane, incluso il Cilento: un simbolo di una rinnovata sensibilità ambientale che sta cercando lentamente di lasciarsi alle spalle un passato all'insegna dell'inquinamento e del consumo, guardando ad un futuro ecosostenibile e verde. Nel quale, ci si augura, nel Cilento e a Vallo di Diano ci sarà posto solo per le cicogne bianche e per nessun pozzo petrolifero.