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Tre segnali ci dicono se avremo lunga memoria

Possibile prevedere con anticipo se un giorno saremo in grado di conservare i nostri ricordi o se l’oblio prenderà il sopravvento? Secondo alcune ricerche statunitensi, naturalmente sì.
A cura di Nadia Vitali
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Possibile prevedere con anticipo se un giorno saremo in grado di conservare i nostri ricordi o se l oblio prenderà il sopravvento Secondo alcune ricerche statunitensi, naturalmente sì.

A molti piacerebbe poter conservare giovane e in salute il proprio cervello, quando ormai anche il corpo ha dovuto cedere il passo agli anni e al tempo che scorre; e ad altrettanti, probabilmente, interesserebbe sapere quale è il destino della propria memoria magari già negli anni precedenti all'invecchiamento, di modo da scongiurare, forse, una legittima paura. Ma poiché la medicina non è magia, è possibile rispondere solo ad una piccolissima parte dei nostri grandi quesiti e, pur sempre, col beneficio del dubbio: come accade, in questo caso, con i nuovi studi condotti dalla American Academy of Neurology che propongono tre modi per scoprire, o almeno cercare di comprendere, se da anziani saremo in grado di ricordare il passato o se ci perderemo nell'oblio.

Camminare veloci. In primo luogo, a quanto sostengono i ricercatori del Boston Medical Center un segnale inequivocabile potrebbe essere suggerito dal ritmo della propria camminata e dalla capacità di stringere con forza un oggetto tra le mani: il rallentamento del passo sarebbe un campanello d'allarme per quanto riguarda non solo problemi al cervello ma anche al cuore, ragion per cui ad una andatura sostenuta corrisponderebbe la forte eventualità di trascorrere una vecchiaia in buona salute. Gli studiosi sono arrivati a questa conclusione dopo aver osservato per un periodo lungo 11 anni un campione composto da 2 400 volontari di circa 50 anni, notando come il rischio di soffrire di perdite di memoria, forme di demenza e malattie degenerative fosse sostanzialmente più basso in coloro i quali non avevano rallentato il proprio passo spedito nell'arco del decennio: negli altri soggetti è stata riscontrata una difficoltà nel rispondere a quesiti, nel linguaggio, nella capacità decisionale. Inoltre, a detta dei ricercatori, una maggiore potenza nelle mani sarebbe spia di una minor rischio di infarto.

Il cibo ed il sonno. Fare previsioni sul futuro delle proprie condizioni di salute, mentale e fisica, sarebbe possibile anche attraverso altri due fattori: l'alimentazione e la qualità del riposo. Su un campione di oltre 1000 individui in salute, di età compresa tra i 70 e gli 89 anni, sarebbe stata osservata una memoria migliore tra quanti consumavano una quantità più modesta di calorie giornaliere: del resto, sull'argomento si scrive e si studia già molto da anni. Infine una ricerca dell'Università di Washington sostiene che un sonno estremamente disturbato, che comporti la significativa perdita di ore di riposo nel corso della notte, indicherebbe con molto anticipo una maggiore probabilità di sviluppare disturbi quali il morbo di Alzheimer. Ipotesi, non previsioni, per la verità, forse utili a comprendere il nostro futuro o, piuttosto, importanti per suggerire quali sono i segreti per cercare di vivere serenamente gli anni dopo la gioventù: non esagerare col cibo, riposarsi, mantenersi in attività fisica.

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