Tre porzioni di frutta, verdura e legumi al giorno fanno bene al cuore e allungano la vita. Lo ha determinato un team di ricerca dell'Università McMaster di Hamilton, Canada, che ha condotto un'approfondita indagine epidemiologica – tecnicamente uno studio prospettico di coorte – su oltre 135mila pazienti provenienti da 18 distinti Paesi. La ricerca, chiamata PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), ha fatto emergere che consumare questi alimenti riduce sensibilmente il tasso di mortalità generale e quello legato a eventi cardiovascolari, come infarto del miocardio, ictus e insufficienza cardiaca.

Dall'analisi statistica dei dati, raccolti tra il 1° gennaio 2003 e il 31 marzo 2017 con un periodo di follow-up medio di 7,5 anni per paziente, il team guidato dalla dottoressa Victoria Miller ha estrapolato diversi parametri interessanti sulle quantità e sulle tipologie di prodotti per ottenerne i massimi benefici. Innanzitutto è emerso che le porzioni al giorno dovrebbero essere 3 o 4 e non 5, il numero comunemente considerato ‘ideale' nella maggior parte dei piani alimentari. Per quanto concerne le quantità, la fascia che ha garantito la migliore protezione è stata quella compresa tra i 375 grammi e il mezzo chilogrammo giornaliero; nello specifico, 150 grammi di legumi e più porzioni da 125 grammi di frutta e verdura. Superare i 500 grammi al giorno (totali) dei suddetti alimenti non ha fornito vantaggi tangibili nei pazienti coinvolti nello studio.

I benefici maggiori sotto il profilo della riduzione del tasso di mortalità e protezione da eventi cardiovascolari sono stati offerti dalla frutta, mentre tra le verdure è risultato importante anche il metodo di consumo: le verdure crude, infatti, proteggevano molto più di quelle cotte. Poiché lo studio ha preso in esame 18 Paesi, tra i quali alcuni del Sud America, del Medio Oriente e dell'Africa, vi erano sostanziali differenze tra le varie diete dei pazienti; basti pensare a condimenti, spezie e ovviamente alle tipologie di alimenti consumati. Per questa ragione i ricercatori canadesi effettueranno ulteriori indagini per far emergere le sostanze più efficaci in termini protettivi. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica The Lancet.

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