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in foto: credit: University of Florida http://news.ufl.edu/articles/2017/06/does–a–tiny–sea–creature–hold–the–key–to–heart–regeneration.php

Babbuini con cuori di maiali geneticamente modificati sono sopravvissuti più di sei mesi, prima di venir soppressi con l'eutanasia al termine della sperimentazione. Seppur dai contorni etici decisamente controversi, si tratta di un risultato storico nell'ambito dei cosiddetti xenotrapianti, cioè trapianti di organo tra specie diverse. L'obiettivo degli scienziati è sopperire alla cronica mancanza di organi – e nel caso specifico di cuori – per i trapianti salva-vita, come quelli per chi soffre di insufficienza cardiaca. Le attuali tecnologie permettono di prolungare la sopravvivenza dei pazienti, tuttavia molti muoiono proprio in attesa di un trapianto, a causa delle lunghissime liste di attesa. Si stima che nei soli Stati Uniti nel 2030 ci saranno ben 8 milioni di persone colpite da insufficienza cardiaca, un numero praticamente impossibile da coprire con le donazioni.

Poiché il cuore dei suini ha una buona affinità con quello dei primati, si tratta della specie più spesso coinvolta in questa branca della sperimentazione, con lo speranza di creare una vera e propria banca di organi da cui attingere all'occorrenza. Nelle sperimentazioni precedenti i primati con un cuore di suino sono sopravvissuti al massimo fino a 57 giorni, ma grazie all'inedita procedura messa a punto da studiosi dell'ospedale universitario di Monaco di Baviera e del Centro di medicina sperimentale “Walter Brendel”, è stato possibile prolungare la sopravvivenza fino 195 giorni. Si tratta di più di sei mesi, al termine dei quali gli animali sono stati soppressi con l'eutanasia.

Come hanno fatto a ottenere un simile risultato? I ricercatori guidati dai professori Bruno Reichart, Matthias Längin e Tanja Mayr dell'Università Ludwig Maximilian (Monaco) hanno sviluppato una nuova procedura di immunosoppressione, in grado di impedire al sistema immunitario dei babbuini di rigettare l'organo ricevuto. Del resto, se questa è un problematica diffusa nei trapianti effettuati tra due membri della stessa specie, lo è ancor di più nel caso degli xenotrapianti. Per questo hanno modificato geneticamente i maiali, affinché i loro cuori non esprimessero alcuni marcatori responsabili della reazione immunitaria nei babbuini. Ma è stato solo uno degli accorgimenti presi per raggiungere il risultato.

Credit: Nature
in foto: Credit: Nature

Un altro tassello fondamentale dello xenotrapianto è stato il metodo di conservazione dei cuori; oltre a essere immersi nel tradizionale contenitore con ghiacci, sono stati perfusi a intermittenza con una soluzione ossigenata a base di sangue, nutrienti e ormoni a 8° centigradi. Grazie a questa tecnica l'organo sembrerebbe sopravvivere più a lungo, per questo Reichart e colleghi pensano possa essere utile anche a preservare gli organi per i normali trapianti da uomo a uomo.

I primi quattro babbuini che hanno ricevuto i cuori di maiale trattati in questo modo sono tuttavia morti in appena 40 giorni, a causa della crescita troppo accelerata dell'organo nei suini. Per sopperire a questo problema gli scienziati tedeschi hanno ridotto la pressione sanguigna di altri cinque babbuini a livello di quella dei maiali, hanno trattato i primati con un farmaco (chiamato temsirolimus) che ostacola la crescita del cuore e hanno diminuito la somministrazione di cortisone. Uno dei babbuini è deceduto dopo 51 giorni a causa di complicazioni (gli scienziati hanno praticato l'eutanasia), tuttavia due sono sopravvissuti fino a tre mesi prima di essere soppressi, al termine naturale della sperimentazione. Gli ultimi due sono stati fatti vivere oltre sei mesi prima di praticare l'iniezione letale, dimostrando la notevole efficacia dello xenotrapianto.

Come indicano i ricercatori, si tratta di risultati estremamente positivi per quanto concerne i tassi di sopravvivenza, che rendono più concreta la possibilità di creare future banche di organi suini. Non è tuttavia ancora chiaro quale delle procedure attuate sia stata più significativa nel tenere in vita così a lungo i babbuini; sarà oggetto di ulteriori indagini. I dettagli della controversa ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.