Credit: Christopher Scotese/Ian Webster/Paleomap/University Of Sydney
in foto: Credit: Christopher Scotese/Ian Webster/Paleomap/University Of Sydney

A causa della deriva dei continenti, una teoria introdotta all'inizio del XX secolo dal geologo tedesco Alfred Wegener, tra circa 200/250 milioni di anni le terre emerse si “scontreranno” di nuovo, formando un unico, gigantesco supercontinente. Lo suggerisce non solo lo spostamento delle terre emerse rilevato dai satelliti, che è di pochi centimetri ogni anno, ma anche la storia geologica del nostro pianeta. Non si tratterebbe infatti del primo supercontinente, ma uno come quelli che si sono susseguiti in epoche remote. Tra essi vi sono la Pannotia, la Rodinia, la Vaalbara e la "recente" Pangea, nata circa 300 milioni di anni fa dalla fusione di altri due supercontinenti, la Laurasia e la Gondwana. La Pangea avrebbe iniziato a separarsi circa 180 milioni di anni fa, dando vita ai continenti che conosciamo oggi; ma le placche tettoniche su cui poggiano non stanno ferme, e a causa di questo movimento sono destinate a incontrarsi di nuovo (il ciclo dei supercontinenti dovrebbe ripetersi ogni 400/600 milioni di anni). Ma quale sarà l'aspetto di questo nuovo supercontinente? Tre studiosi, Mattias Green dell'Università di Bangor, Hannah Sophia Davies e Joao Duarte dell'Università di Lisbona, hanno proposto 4 scenari differenti. Vediamoli assieme.

Novopangea

In seguito alla formazione della Pangea, l'Oceano Atlantico continua ad ampliarsi anno dopo anno, mentre il Pacifico si restringe a causa dello spostamento dei continenti. Se il processo dovesse proseguire senza essere influenzato da altri fenomeni, il continente americano si congiungerà con l'Antartide e l'Australia, il Nord America con l'Eurasia e quest'ultima con l'Africa.

Credit: Mattias Green, Hannah Sophia Davies, Joao Duarte
in foto: Credit: Mattias Green, Hannah Sophia Davies, Joao Duarte

Pangea Ultima

Qualora l'apertura dell'Oceano Atlantico dovesse rallentare la sua corsa e arrestarsi, e le due zone di subduzione atlantiche dovessero ampliarsi (l'Arco della Scozia e delle Piccole Antille, dove la placca della litosfera scorre sotto un'altra), si verrebbe a creare una sorta di “ciambella” con Nord America, Eurasia e Africa fuse in alto e Australia, Antartide e Sud America fuse in basso.

Credit: Mattias Green, Hannah Sophia Davies, Joao Duarte
in foto: Credit: Mattias Green, Hannah Sophia Davies, Joao Duarte

Aurica

Nel caso in cui dovessero sorgere nuove zone di subduzione nell'Atlantico, i due grandi oceani della Terra potrebbero sparire e farne nascere uno nuovo, vastissimo. I continenti si riunirebbero attorno alla zona equatoriale a causa dell'incontro delle placche tettoniche formando un gigantesco ammasso centrale.

Credit: American Geophysical Union (AGU)
in foto: Credit: American Geophysical Union (AGU)

Amasia

Poiché alcune placche tettoniche stanno migrando verso nord, probabilmente a causa di fenomeni nel mantello innescati dalla disgregazione della Pangea, se il processo dovesse esasperarsi e coinvolgere tutti i continenti potrebbe formarsi un curioso raduno attorno all'Artico, con l'eccezione dell'Antartide che resterebbe ancorato a sud del pianeta. I due oceani si unirebbero formandone uno enorme al centro della Terra.

Credit: Mattias Green, Hannah Sophia Davies, Joao Duarte
in foto: Credit: Mattias Green, Hannah Sophia Davies, Joao Duarte

Secondo i tre scienziati, che hanno descritto questi affascinanti scenari sulla rivista scientifica “The Conversation”, il più probabile è il primo, la Novopangea, poiché deriverebbe dalla prosecuzione di fenomeni naturali attualmente in atto, e non prevede stravolgimenti di sorta. Non sappiamo esattamente come sarà questo nuovo supercontinente, ma se l'umanità sarà ancora presente sulla Terra, per allora ci sarà anche un unico, grande popolo non diviso dai confini marittimi. E chissà se il futuro pianeta farà realizzare il sogno di John Lennon descritto nella sua celebre Imagine.