Dagli anni 80 ad oggi i progressi nel campo della ricerca e della profilassi contro l'AIDS hanno fatto registrare dati incoraggianti, nonostante le criticità persistenti della malattia che si concentra soprattutto in Africa, ossia laddove l'accesso alle terapie risulta difficile, se non impossibile. I risultati positivi, tuttavia, non incoraggiano all'ottimismo parte della comunità scientifica. Jeremy Farrar, direttore del Wellcome Trust, la principale fondazione di ricerca britannica, ha messo in guardia il mondo della biologia e della farmacologia contro la minaccia della resistenza antimicrobica dei virus in generale e dell'Hiv nello specifico.

Secondo Farrar e la coalizione di scienziati di cui fa parte il direttore britannico "lo spettro dell’Hiv farmaco-resistente potrebbe avere un impatto enorme nei prossimi 20 anni". Una delle caratteristiche del virus dell'AIDS (acronimo di Acquired Immune Deficiency Syndrome) è la sua mutevolezza che lo porterà a modificarsi per reazione all'uso dei farmaci antiretrovirali che stanno avendo successo sulla malattia. A supporto di tale teoria, Farrar ha ricordato che già si sono verificati episodi di resistenza non solo ai farmaci di prima generazione, ma anche a quelli di seconda e terza, pertanto – conclude l'esperto – "non è irragionevole che possa tornare una pandemia di Hiv. Per questo dobbiamo garantire lo sviluppo di nuovi medicinali piuttosto che compiacerci per quelli che abbiamo".

La sconfitta definitiva dell'AIDS deve venire da altrove. Alla terapia e alle misure di profilassi deve subentrare un vaccino. Una battaglia che i ricercatori stanno combattendo da tempo e che ha fatto registrare significativi passi in avanti fino al vaccino contro l'HIV somministrato alle scimmie. Ma il cammino è ancora lungo ed impervio, ha osservato ancora Farrar, ragione per cui è necessario istituire una "potente organizzazione globale" che si prefiguri la lotta alle malattie nell'epoca della resistenza farmacologica. Una minaccia che dall'HIV si estende anche a superbatteri, tubercolosi e malaria.