La superficie di Titano viene modellata da fortissime tempeste di metano liquido, che sono molto più frequenti di quanto ipotizzato fino ad oggi. A determinarlo un team di astronomi dell'Università della California di Los Angeles, attraverso un modello matematico elaborato sui rilievi effettuati sul gigantesco satellite di Saturno dalla sonda Cassini. Titano, secondo in dimensioni tra i satelliti solo all'enorme Ganimede di Giove, tanto da essere persino più grande del pianeta nano Plutone e di Mercurio, grazie alla sua atmosfera presenta un ciclo delle piogge molto simile a quello terrestre, ma con una particolarità: su di esso precipita metano liquido al posto dell'acqua, la cui azione origina fiumi, laghi e oceani esattamente come sul nostro pianeta.

Sino ad oggi si riteneva che le vere e proprie tempeste fossero rarissime, con un evento ogni mille anni, ma dalla simulazione gli astronomi coordinati dal dottor Jonathan Mitchell hanno fatto emergere una frequenza molto superiore, ovvero nell'ordine di una ogni anno di Titano, che corrisponde a circa 29,5 anni terrestri. Le tempeste stagionali di metano, paragonabili in potenza agli uragani terrestri con 30 cm di liquido riversato sulla superficie, sarebbero molto simili ai monsoni, ma studiarli è molto complesso proprio a causa della lunga durata di un anno. Basti pensare al fatto che la sonda Cassini, pur avendo analizzando Titano sin dal 2004, ovvero da quando è giuta nell'orbita del ‘Signore degli Anelli', è riuscita ad analizzare soltanto tre delle stagioni sul satellite, quindi i dati ottenuti dagli scienziati sono parziali.

Conoide di deiezione sulla Terra: Credit wikipedia
in foto: Conoide di deiezione sulla Terra: Credit wikipedia

Dai rilievi di Cassini è emerso che ai poli sono presenti più fiumi e laghi, mentre alle basse latitudini abbondano i deserti. Mitchell e colleghi hanno concentrato le proprie attenzioni sui cosiddetti coni alluvionali, noti anche come conoidi alluvionali o conoidi di deiezione, accumuli di detriti con una caratteristica forma a ventaglio ben noti sulla Terra. I coni su Titano originerebbero proprio dalle piogge torrenziali di metano, e sebbene presenti un po' ovunque, la loro concentrazione sarebbe massima tra i 50 e gli 80 gradi di latitudine. A 60 gradi è l'area dove si scatenano le precipitazioni più intense, così forti da plasmare la superficie di questo gelido e lontanissimo mondo alieno. I dettagli della ricerca americana su Titano, recentemente balzato agli onori della cronaca per la possibile formazione di ‘cellule aliene', sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.

[Credit: NASA]