Credit: @frankliuphotography @ Maasai Mara National Reserve
in foto: Credit: @frankliuphotography @ Maasai Mara National Reserve

La zebra ‘a pois’ di Mina esiste, la canzone si è rivelata realtà, come dimostrano gli scatti pubblicati da Wildest Africa nella Maasai Mara National Reserve in Kenya. Il puledro scoperto per caso da una guida Maasai ha lasciato tutti senza parole, ribattezzato Tira, come la persona che l’ha visto per primo, si tratta di un animale mutato geneticamente. Vediamo insieme chi è Tira, la zebra ‘a pois’ e perché non è a strisce.

La scorsa notta una guida Maasai ha scoperto un piccolo di zebra mutato geneticamente nella Maasai Mara e gli ha dato il suo cognome, Tira. Questa mattina siamo tra i primi a far visita a Tira! Qualche anno fa c’è stato un caso simile, anche se la zebra aveva anche le strisce e la coda ‘a ciuffo’. Tira, invece, ha un pelo che sembra essere a pois! Spero che gli esperti si interessino a questo caso e condividano presto con noi qualche scoperta interessante”: con queste parole la pagina di Wildest Africa accompagna le immagini di Frank Liu Photography scattate nella riserva del Kenya.

Ma come è possibile che questa zebra sia a pois?

Wildest Africa potrebbe aver ragione quando parla di ‘geneticamente mutata’, la piccola Tira potrebbe infatti essere affetta da melanismo, una condizione caratterizzata da un eccessi di pigmentazione nera che ‘copre’ dunque il bianco delle strisce. In pratica, l’eccessiva pigmentazione colora il pelo dell’animale al punto da renderlo scuro. Mentre al posto delle strisce si formano le macchie.

Il pelo delle zebre ha da sempre affascinato il mondo della scienza che si è chiesta quale fosse l’utilità di questa caratteristica estetica. Proprio recentemente, uno studio ha dimostrato che le strisce non servirebbero, come ritenuto in passato, a termoregolare l’animale abbassandone la temperature. Secondo altri esperti, le strisce avrebbero la capacità di tenere lontani i predatori disturbano la vista a causa del movimento, altri ancora invece pensano che siano utili per le interazioni sociali, per farsi riconoscere insomma.