Il dispositivo BreathSpec Credit: Andrew Weekes
in foto: Il dispositivo BreathSpec Credit: Andrew Weekes

Creato un test ultrarapido sperimentale che potrebbe rivoluzionare la diagnosi della COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2. La tecnologia si basa sull'analisi dei biomarcatori presenti nel respiro del paziente, dunque il test non è invasivo come un classico tampone rino-faringeo, inoltre è in grado di identificare la “firma” di altre patologie, rendendola ancora più precisa e utile nell'ambito del triage. A mettere a punto il test ultrarapido è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati britannici della Scuola di Scienze dell'Università Loughborough, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della società di diagnostica IMSPEX Group—Ion Mobility Spectrometry (IMS), della Klinikum Dortmund e dell'Emergency Medicine Research Group Edinburgh (EMERGE) di Edimburgo. Gli scienziati, coordinati dal professor Paul Thomas, docente di Scienza Analitica presso il Dipartimento di Chimica dell'ateneo britannico, si sono basati sui dati del pionieristico progetto TOXI-Triage, messo a punto per realizzare un test da utilizzare in caso di disastro chimico, biologico, radioattivo o nucleare (CBRN).

Il test ultrarapido si basa su due esami differenti: la gascromatografia (GC), una tecnica che separa e analizza i composti volatili di un gas, e la spettrometria di mobilità ionica (IMS), una procedura di laboratorio che separa e identifica molecole ionizzate allo stato gassoso. Il funzionamento è semplice: dopo aver respirato nel dispositivo (chiamato BreathSpec), il test analizza i composti chimici rilasciati dal paziente (biomarcatori) e riesce a identificare quelli relativi alla COVID-19. L'infezione da coronavirus è associata a concentrazioni elevate di aldeidi (come l'etanale e l'ottanale) e di chetoni (come acetone e butanone), e a bassi livelli di metanolo. Nello studio sono stati coinvolti un centinaio di volontari, fra i quali 31 contagiati dal coronavirus e larga parte dei restanti con altre condizioni mediche, come asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), polmonite virale, malattie cardiache e altre infezioni respiratorie. Il test, sperimentato in Scozia e in Germania, ha mostrato una precisione dell'80 percento circa, dunque non è ancora sufficientemente preciso per essere sfruttato come esame diagnostico, tuttavia gli scienziati stanno lavorando alacremente per migliorarne la sensibilità e stanno approntando ulteriori studi.

“Siamo estremamente incoraggiati da questi risultati. L'impiego di tecniche collaudate utilizzate durante il progetto TOXI-Triage, suggerisce che la COVID-19 potrebbe essere rapidamente distinta da altre condizioni respiratorie”, ha dichiarato il professor Thomas in un comunicato stampa. “Per sviluppare questa tecnologia sono necessari ulteriori studi più ampi, insieme a studi complementari GC-IMS. Se dimostrerà di essere affidabile, offrirà la possibilità di una rapida identificazione o esclusione di COVID-19 nei reparti di emergenza o assistenza primaria, proteggendo così il personale sanitario, migliorando la gestione dei pazienti e riducendo la diffusione della COVID-19”, ha concluso lo scienziato. I dettagli della ricerca “Diagnosis of COVID-19 by analysis of breath with gas chromatography-ion mobility spectrometry – a feasibility study” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Lancet – EClinicalMedicine.