Dopo tutta l'attesa della spedizione del lander Schiaparelli sul suolo marziano e la delusione per il suo schianto, l'ESA (l'Agenzia Spaziale Europea) cerca di fare chiarezza sull'accaduto analizzando i primi dati raccolti. In parallelo anche l'Agenzia Spaziale Italiana, attraverso il suo coordinatore scientifico Enrico Flamini, fornisce le sue ipotesi. Partiamo dal principio.

Era il 19 ottobre 2016 quando il mondo intero si aspettava che il lander Schiaparelli atterrasse su Marte per fornirci nuove informazioni su questo Pianeta. Purtroppo però l'unica notizia che ci arrivò fu quella relativa al suo schianto, da allora gli scienziati stanno cercando di capire cosa sia successo.

Secondo un comunicato ufficiale dell'ESA, l'errore sarebbe stato del computer di bordo. In pratica, spiegano gli scienziati, le fasi di entrata e frenata nell'atmosfera hanno funzionato come previsto: il paracadute si è aperto a 12 chilometri di altitudine ad una velocità di 1.730 km/h ed è stato rilasciato a 7,8 chilometri di quota. A questo punto, durante la fase di rallentamento del paracadute, anche l'altimetro radar dello Schiaparelli si è comportato come previsto, purtroppo però, dopo l'apertura del paracadute, l'IMU (dispositivo di misura inerziale che serve per registrare la velocità di rotazione del mezzo) ha inviato al computer di bordo “un segnale saturato, cioè al limite massimo della scala”. Questo cosa significa?

Dall'ESA ci spiegano che il segnalesi sarebbe protratto per un tempo maggiore di quanto ci si aspettasse, circa un secondo”. Tutto ciò ha confuso il sistema di navigazione che "pensava" di essere atterrato (quando in realtà si trovava a 3.700 metri di altezza) ha così sganciato il paracadute prima del tempo, spento i retrorazzi e attivato i sistemi a terra… così facendo, come tutti purtroppo sappiamo, si è schiantato sul suolo di Marte.

A questo punto viene da chiedersi: se questo è il motivo per cui è avvenuto l'incidente, com'è possibile che l'IMU abbia inviato un segnale errato?

Una risposta potrebbe arrivare dalle dichiarazioni di Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana, che, nei giorni scorsi ha dichiarato “il test da pallone, che secondo l’industria doveva essere svolto da un’organizzazione esperta di lanci stratosferici, è stato da Esa prima assegnato per motivi di geo-ritorno a un’organizzazione non dotata di una competenza specifica sufficiente; ma dopo essere stato preparato è stato in seguito cancellato”.

Cos'è il “test da pallone”? Flamini spiega che si tratta di “un test nel quale si verificavano tutte le condizioni di discesa non ipersonica, il paracadute, i fattori aerodinamici e i retrorazzi”. Insomma, se avessero effettuato quel test, si sarebbe potuto evitare lo schianto? A questa domanda ancora non c'è una risposta. Restiamo in attesa.

[Foto copertina di ESA]