Sviluppato un test del sangue sperimentale in grado di prevedere le probabilità di morire entro 5-10 anni. L'esame, sensibilmente più preciso dei test convenzionali basati sulla misurazione di pressione e colesterolo, si basa sulla verifica di 14 distinti biomarcatori, legati a infiammazione, concentrazioni di colesterolo (sia “buono” che “cattivo”), specifici amminoacidi e altri parametri. È stato messo a punto da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Centro Medico dell'Università di Leida (Paesi Bassi) e del Max Planck Institute for Biology of Ageing di Colonia, Germania, che hanno collaborato con colleghi dell'Erasmus Medical Center di Rotterdam, del King’s College di Londra, dell'Università di Tartu (Estonia) e di molti altri istituti europei.

La ricerca. Gli scienziati, coordinati da P. Eline Slagboom e Joris Deelen, ricercatori presso il Dipartimento di Scienze dei Dati Biomedici dell'ateneo olandese, hanno sviluppato il test dopo aver analizzato i marcatori metabolici di oltre 44mila persone, tutte europee con un'età compresa tra i 18 e i 109 anni. Durante il periodo di follow-up – durato dai 3 ai 17 anni – sono deceduti circa 5.500 partecipanti. Incrociando tutti i dati raccolti sono riusciti a individuare 14 parametri predittivi, che indicano le probabilità di morire nell'arco di 5-10 anni. Come indicato, si tratta di un test sensibilmente più preciso (83 percento) di quelli convenzionali e si basa su parametri come l'equilibrio dei liquidi, il metabolismo degli acidi grassi, le concentrazioni di determinati amminoacidi, l'infiammazione, la scomposizione del glucosio e molto altro ancora.

A cosa serve. Probabilmente non tutti avrebbero il “piacere” di conoscere le probabilità di morire entro pochi anni, tuttavia si tratta di un'informazione medica molto preziosa, che può spronare a cambiare il proprio stile di vita per allontanare la data dell'inevitabile dipartita. I medici e i ricercatori che hanno realizzato il test, ancora in fase sperimentale, sono tutti specialisti dell'invecchiamento e hanno l'obiettivo di determinare con la massima precisione l'età biologica dei pazienti, ben diversa da quella anagrafica: “Come ricercatori sull'invecchiamento, siamo desiderosi di determinare l'età biologica. L'età anagrafica non dice molto sullo stato generale di salute delle persone anziane: un 70enne è in buona salute, mentre un altro potrebbe già soffrire da tre malattie”, ha dichiarato l'autrice principale dello studio Eline Slagboom. Benché sia molto preciso, il test è stato sperimentato solo su europei e ci sono altri limiti nella coorte coinvolta, dunque non è ancora applicabile in ambito clinico e dovrà essere ulteriormente perfezionato con altre indagini. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Communications.