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Una media di 4.16 pannolini al giorno consumati da ciascun bambino scozzese, per un totale di 450 000 buttati via quotidianamente: oltre il 90% dei genitori ricorre ai monouso e così il problema del conferimento in discarica di questo tipo di materiale di difficile collocazione (è umido? è indifferenziato? contiene componenti plastiche?) assume proporzioni inaspettatamente vaste, con 160 milioni di pezzi che ogni anno finiscono nei siti di stoccaggio dei rifiuti. Chiaramente il discorso non è limitato esclusivamente all'isola britannica ma riguarda spiccatamente i Paesi sviluppati, dove la praticità dell'usa e getta ha da anni sostituito i pannolini lavabili e riutilizzabili.

Ma in Scozia, la società Zero Waste Scotland sta sperimentando una via alternativa per disfarsi di questo ingombrante rifiuto, tramite un progetto pilota che per sei settimane raccoglierà pannolini da circa 36 000 famiglie distribuite tra quattro council areas dove sono già comparsi gli appositi contenitori per la raccolta: questi saranno poi convogliati nell'impianto della Knowaste, la struttura del Regno Unito specializzata nella sterilizzazione e trasformazione della materia in fibre che saranno successivamente reimpiegate per la costruzione di nuovi oggetti, nello specifico arredi per giardini e parchi e tegole per i tetti. Se la fase sperimentale si rivelerà un successo, è già pronto il programma per estendere la raccolta ad altre aree del  Paese, includendo anche gli assorbenti igienici e i tamponi, nonché i pannolini per adulti.

Si tratta della seconda iniziativa del genere in territorio britannico: la prima, un anno fa, ha già iniziato a sperimentare il medesimo impianto di trasformazione di West Bromwich, nelle West Midland inglesi, servendosi di pannolini e prodotti sanitari usati, raccolti attraverso ospedali ed asili nido. Un ottimo segnale ed un notevole passo avanti nella direzione di un riutilizzo intelligente di un prodotto il cui impatto ambientale viene sovente sottovalutato: il pannolino comporta inquinamento e sprechi non soltanto quando è ormai sporco e da buttare, ma anche nella sua fase di produzione, attraverso il consumo di acqua, cellulosa ed energia e di prodotti chimi e plastici (e ai quali, tra l'altro, viene esposta la pelle dei bambini).

Circa il 20% dei rifiuti che giungono in discarica è costituito da pannolini, secondo i dati pubblicati da Non solo Ciripà, l'associazione dei genitori italiani uniti dalla medesima abitudine di ricorrere ai pannolini lavabili per l'igiene dei propri figli: un volume considerevole a cui corrispondono tempi di distruzione che oscillano tra i 200 ed i 500 anni, notevolmente rallentati se il materiale è posto in condizioni di scarsezza di ossigeno ed acqua, come di fatto accade nei siti che raccolgono la spazzatura. Un progetto che miri al recupero e al riutilizzo di questa impressionante mole di materiale potrebbe dunque rivelarsi di importanza fondamentale: anche se, probabilmente, il ritorno al vecchio lavabile, per quanto meno pratico, sarebbe la soluzione più sostenibile per l'ambiente, oltre che per le tasche di molti.