Il gigante gassoso Giove, il più grande pianeta del Sistema solare, si è formato attraverso un peculiare processo di crescita a diverse velocità, che passo dopo passo lo ha reso l'affascinante mondo alieno che conosciamo oggi. A determinare questa crescita a ritmi alternati del pianeta un team di ricerca dell'Istituto di Fisica presso l'Università di Berna, Svizzera, le cui caratteristiche confermano i risultati di studi condotti dall'Università di Münster (Germania) e dal Laboratorio Nazionale Lawrence Livermore (Stati Uniti) sulla composizione dei meteoriti.

Secondo gli studiosi svizzeri, coordinati dal professor Yann Alibert, nel primo milione di anni di “vita” il giovane Giove avrebbe iniziato ad accrescersi in massa grazie a piccoli detriti rocciosi di pochi centimetri, spinti dalla forza di gravità ad aggregarsi in un nucleo primordiale. Grazie a questi piccoli sassi spaziali Giove ha raggiunto una massa pari a venti volte quella terrestre. Al termine del primo milione di anni hanno iniziato ad aggregarsi oggetti molto più grandi con un diametro anche di un chilometro, i cosiddetti planetesimi, che oltre ad apportare massa hanno aggiunto tantissima energia. Essendo così grandi, infatti, impattavano molto violentemente contro il nucleo, producendo calore a sufficienza per rallentare il processo di crescita del pianeta. L'eccessivo calore non permetteva un rapido accumulo di gas. Ciò è dimostrato dal fatto che a tre milioni di anni di vita Giove aveva una massa “soltanto” cinquanta volte superiore a quella terrestre. Al termine di questa fase, durata due milioni di anni, iniziò quella cruciale legata alla cattura dei gas, che ha fatto diventare il pianeta il gigante che è oggi, con una massa 300 volte superiore a quella terrestre e con un diametro “mostruoso” di ben 143mila chilometri.

Credit: Università di Berna
in foto: Credit: Università di Berna

Ma cosa c'entrano gli studi sui meteoriti con la crescita di Giove? La composizione di questi oggetti celesti dimostra che la nebulosa solare dal quale originarono i pianeti del nostro sistema, miliardi di anni fa, rimase divisa in due zone per due milioni di anni. La ragione risiedeva proprio nell'ingombrante presenza di Giove in formazione, che con la sua forza gravitazionale catturava larga parte dei detriti, comportandosi come una sorta di barriera. In parole semplici, durante l'accrescimento tra 20 e 50 masse solari, Giove impediva ai detriti provenienti dall'esterno di mescolarsi con quelli all'interno della nebulosa solare; da questo evento deriva la differenza nella composizione dei meteoriti che giungono sulla Terra. La durata della divisione della nebulosa solare fu calcolata in 2 milioni di anni, un periodo che ai ricercatori sembrava troppo lungo per la formazione del pianeta. Ora, tuttavia, gli studiosi svizzeri hanno dimostrato che per crescere tra le 20 e le 50 masse solari Giove impiegò proprio due milioni di anni, a causa dell'impatto dei planetesimi che ne rallentarono l'accumulo di gas. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Astronomy.

[Credit: NASA]