La sfera tenuta in mano da Gesù Cristo nel Salvator Mundi, la celebre opera di Leonardo da Vinci, è cava e non piena. Ciò spiega la ragione per cui non mostra i particolari segni di rifrazione e riflessione della luce che ci si aspetterebbe da un oggetto di quel tipo. Il mistero secolare è stato risolto da un team di ricerca americano dell'Università della California di Irvine, che si è avvalso di una particolare tecnica di computer grafica (chiamata rendering inverso) per dimostrare le caratteristiche del globo tenuto dal Salvatore del Mondo, e che dunque Leonardo non si era preso "licenze poetiche" per realizzare l'opera.

Sino ad oggi molti studiosi ritenevano che Leonardo da Vinci avesse dipinto la sfera in modo irrealistico volontariamente, per un qualche motivo artistico/filosofico a noi ignoto. Tuttavia Leonardo era un esperto conoscitore di fenomeni ottici, come si evince dai numerosi appunti lasciati ai posteri; un dettaglio del genere, dunque, non sarebbe sfuggito alle sue esigenze di precisione e realismo, cuore pulsante delle sue molteplici e poliedriche opere. Da qui il mistero di quell'orbe così strano e misterioso, non in linea con la “firma” dello scienziato, artista e inventore toscano.

Grazie alla modellazione della scena del Salvator Mundi attraverso il software di rendering 3D Maya, gli scienziati guidati dal professor Marco (Zhanhang) Liang del Dipartimento di Informatica sono riusciti a dimostrare che tutto era stato eseguito a regola d'arte. Con la tecnica del rendering inverso, nella quale i dettagli tridimensionali di una scena vengono ottenuti partendo da un'immagine bidimensionale, è stato calcolato che la sfera tenuta in mano da Gesù Cristo aveva un raggio di 6,8 centimetri e si trovava a 25 centimetri di distanza dal corpo, mentre il suo spessore era di 1,3 millimetri. Si tratta dunque di una sfera vuota. Proprio a causa della peculiare struttura le pieghe delle vesti di Cristo non risultano distorte o ingrandite, e risultano compatibili con una fonte di luce proveniente dall'alto che colpisce una sfera vuota. “I nostri esperimenti dimostrano che un rendering otticamente accurato che corrisponde qualitativamente al dipinto è effettivamente possibile utilizzando materiali, fonti di luce e conoscenze scientifiche disponibili per Leonardo da Vinci intorno al 1500. Abbiamo inoltre testato teorie alternative sulla composizione del globo, come quella della solida palla di calcite, ma è improbabile che tali alternative producano immagini simili a quelle del dipinto”, hanno sottolineato gli autori della ricerca.

Altri scienziati – come il celebre studioso di Leonardo Walter Isaacson – giunsero a conclusioni simili a quelle degli scienziati americani, ma mancava una prova empirica che dimostrasse l'esatta natura dell'oggetto. Il Salvator Mundi è l'opera d'arte venduta al prezzo più elevato nella storia (oltre 450 milioni di dollari) ma la sua origine è ritenuta controversa; alcuni studiosi non ne attribuiscono persino la paternità allo scienziato italiano del Rinascimento. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su arXiv.