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Il DNA del misterioso unicorno siberiano (Elasmotherium sibiricum), una gigantesca specie di rinoceronte estinto, è stato analizzato nel dettaglio per la prima volta, facendo emergere nuove informazioni su questa affascinante creatura. La più importante risiede nel fatto che la specie non si estinse circa 200mila anni fa, come creduto sino ad oggi, ma sopravvisse molto più a lungo nell'attuale Russia, almeno fino a 36mila anni fa. Ciò significa che il rinoceronte, lungo fino a sei metri, pesante fino a 5 tonnellate e con un enorme corno di almeno un metro, potrebbe aver condiviso lo stesso territorio con l'uomo moderno, che iniziò a migrare dall'Africa circa 65mila fa.

Non fu tuttavia l'essere umano a determinarne l'estinzione, come accadde (molto probabilmente) per i mammut e per altre iconiche specie della cosiddetta megafauna preistorica, ma per la sua spiccata specializzazione. Dai pochi reperti ossei rinvenuti dai paleontologi, è stato determinato che la specie aveva un cranio enorme e pesante, e probabilmente poteva nutrirsi esclusivamente di erba, non potendo raggiungere arbusti e fogliame degli alberi. A causa dei cambiamenti climatici, che determinarono un repentino raffreddamento del pianeta, nell'habitat dell'unicorno siberiano – grande quanto un mammut – si sviluppò uno spesso stato di permafrost che congelò l'erba. Non essendosi adattato a consumare altre fonti di cibo, il rinoceronte fu destinato a un'inevitabile estinzione.

A rivelare i nuovi dettagli sulla specie un team internazionale di paleontologi guidato da scienziati del Museo di Storia Naturale di Londra, che hanno collaborato con i colleghi dell'Accademia Russa delle Scienze, del centro Australiano per il DNA antico, del Centro per la ricerca sugli isotopi di Groeningen (Paesi Bassi) e di altri istituti. Uno spiegamento di “forze” notevole che ha permesso di estrarre e analizzare frammenti di DNA da 23 reperti ossei conservati nei musei di tutto il mondo. I precedenti tentativi erano falliti, e solo grazie alla collaborazione di così tanti specialisti è stato possibile determinare la nuova collocazione temporale dell'unicorno siberiano. Ma non solo.

Gli scienziati coordinati dal dottor Adrian Lister, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra del museo londinese, hanno inoltre scoperto che la specie non era imparentata con i moderni rinoceronti, ma si separò da un antenato comune ben 40 milioni di anni fa. Tra le sue caratteristiche peculiari vi erano zampe lunghe che permettevano il galoppo come quello dei cavalli e denti affini a quelli degli equini. Poiché scomparve a causa di cambiamenti climatici considerati non estremi, gli scienziati sono preoccupati dal fatto che l'attuale, drammatica situazione climatica possa portare all'estinzione di tantissime specie. Non a caso si ritiene che la sesta estinzione di massa sia già in atto. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Ecology and Evolution.