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Ogni anno circa 500 mila viaggiatori italiani ritornano nel Bel Paese con un'infezione resistente agli antibiotici. Si tratta del 25 percento di quelli che decidono di visitare le mete più remote ed esotiche, e nella maggior parte dei casi si tratta di giovani tra i 20 e i 40 anni. In questa fascia di età, infatti, si è soliti soliti fare viaggi più duraturi e a frequentare posti maggiormente esposti a rischi sanitari.

Aree a rischio. A lanciare l'allarme gli esperti del Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica (GISA), in occasione del convegno “Antimicrobial Stewardship Toscana” che si terrà a Pisa mercoledì 12 giugno. Come dichiarato all'ANSA dal presidente del GISA Francesco Menichetti, professore di Malattie infettive presso l'Università di Pisa, i Paesi più a rischio dov'è possibile contrarre i super batteri sono quelli delle aree tropicali e subtropicali di Sud America, Sud Est Asiatico e Africa, e in generale le nazioni con reddito medio-basso e basso. Qui vi si reca ogni anno circa il 10 percento degli italiani che ogni anno fa un viaggio all'estero, e un quarto di essi ritorna a casa con compagni poco graditi.

Infezioni pericolose. Il rischio che questi microorganismi colonizzino gli ospiti determinando infezioni difficili da contrastare – soprattutto alle vie respiratorie e a quelle urinarie – non è affatto da sottovalutare. Non solo per se stessi, ma anche perché si rischia di fare da “untori”, di immettere nella propria comunità superbatteri che possono nuocere seriamente alla salute dei soggetti più deboli, come anziani già debilitati da altre malattie, bambini e persone con sistema immunitario compromesso. Alla luce di questo rischio gli specialisti sottolineano l'importanza dell'igiene personale, in particolar modo l'atto di lavarsi le mani più volte.

La minaccia dei superbatteri. Gli specialisti di infettivologia del GISA erano balzati agli onori della cronaca nell'ottobre del 2017 per aver pubblicato un decalogo contro la resistenza agli antibiotici, considerata una vera e propria emergenza globale anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (oms). Non a caso si stima che nel 2050 provocherà un morto ogni 3 secondi. in Italia le infezioni da super batteri uccidono circa 11mila persone ogni anno, un terzo di tutti i decessi che si registrano in Europa. A rendere ancor più inquietante questo dato, il fatto che molte di queste infezioni vengono contratte in ospedale; si calcola infatti che dal 7 al 10 percento delle persone che finiscono in ospedale ogni anno sviluppano infezioni, per un totale di 300mila pazienti interessati.